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Albenga, teatro esaurito per Ranucci: inchieste e applausi a Ottobre De André

Al Teatro Ambra «Diario di un trapezista», in platea anche Dori Ghezzi. Ricavato alla Comunità di San Benedetto al Porto

di Gianni Enrico. Un pomeriggio intenso, ricco di emozioni e di riflessioni, quello che Albenga ha vissuto grazie all’impegno e alla passione dei Fieui di Caruggi, nel terzo appuntamento dell’edizione di Ottobre De André. Sul palco del Teatro Ambra è salito Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore televisivo, con il suo spettacolo Diario di un trapezista, un racconto che intreccia esperienze personali, retroscena professionali e anni di giornalismo d’inchiesta.
Prima di raggiungere il teatro, Ranucci ha fatto visita al Piccolo Museo della Fionda, la suggestiva cantina dei Fieui di Caruggi che custodisce le fionde donate da tantissime persone nel corso degli anni. Un luogo simbolico, dove la fionda diventa metafora di un gesto semplice, ma capace di raggiungere bersagli importanti: proprio come l’informazione libera, quando ha il coraggio di indagare e di mettere in discussione i potenti.


Imponente il dispositivo di sicurezza predisposto per consentire lo svolgimento della manifestazione nella massima tranquillità. Ancora una volta, il Teatro Ambra ha registrato il tutto esaurito, confermando il crescente successo di una rassegna che, in quasi vent’anni di appuntamenti, ha saputo conquistare un pubblico sempre più numeroso.
Tra gli spettatori era presente anche Dori Ghezzi, che ha voluto testimoniare la propria vicinanza a Ranucci in un momento particolarmente delicato della sua vita professionale e personale.
Il pubblico ha seguito con grande attenzione e partecipazione il racconto del giornalista, che ha ripercorso esperienze e vicende legate al suo lungo percorso nel giornalismo d’inchiesta. Un mestiere fatto di ricerca, documenti, testimonianze e domande scomode, spesso capace di suscitare reazioni e di infastidire chi preferirebbe che determinate verità rimanessero nell’ombra. Nel suo Diario di un trapezista, la metafora del funambolo richiama proprio la necessità di mantenere l’equilibrio mentre si cammina su un filo sottile, tra responsabilità professionale, pressioni e ricerca della verità.
Al termine dello spettacolo, l’emozione e la partecipazione del pubblico si sono tradotte in un lunghissimo applauso, con cui il Teatro Ambra ha voluto tributare a Ranucci un caloroso riconoscimento. 

Ma l’incontro con il pubblico non si è esaurito sul palcoscenico. Al termine della manifestazione, infatti, Ranucci si è intrattenuto nella libreria prospiciente al teatro, dove ha incontrato le persone accorse per salutarlo, si è prestato con disponibilità alle fotografie insieme ai presenti e ha firmato le copie dei suoi libri. Un momento informale e molto apprezzato, che ha permesso a tanti spettatori di avvicinarsi al giornalista e di portare con sé un ricordo personale di una giornata speciale.
E qui torna protagonista la fionda, simbolo caro ai Fieui di Caruggi: uno strumento umile, ma capace di colpire anche bersagli apparentemente irraggiungibili. Come nella storia biblica di Davide e Golia, non sempre sono le dimensioni a determinare l’esito della sfida. Talvolta, il coraggio, la determinazione e la forza delle idee possono mettere in discussione anche i poteri più grandi.


Ma Ottobre De André non è soltanto cultura, spettacolo e partecipazione. È anche, e soprattutto, solidarietà concreta. Il ricavato della manifestazione è infatti destinato alla Comunità di San Benedetto al Porto, fondata da don Andrea Gallo, realtà che da anni si impegna accanto alle persone più fragili ed emarginate, offrendo accoglienza, ascolto e percorsi di riscatto.
È questo uno degli aspetti più significativi dell’attività dei Fieui di Caruggi: trasformare la passione per la cultura e l’incontro con grandi protagonisti in un’occasione di aiuto concreto per chi vive situazioni di difficoltà. Un impegno che richiama anche lo spirito di Fabrizio De André, la cui opera ha sempre dato voce agli ultimi, agli esclusi e a chi fatica a trovare spazio nella società.
Così, anche il pomeriggio con Sigfrido Ranucci ha lasciato in eredità qualcosa che va oltre lo spettacolo: la consapevolezza che la libertà di informazione, la cultura e la solidarietà possono camminare insieme. E che, talvolta, una piccola fionda, se guidata da buone idee e da un grande cuore, può davvero fare la differenza.

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