Cinghiale ucciso a Legino, gli animalisti chiedono chiarezza
Il video dell’animale trascinato nel bosco scatena la protesta di PAI e OSA: «Quali controlli sul rispetto delle procedure sanitarie?»

Sta diventando virale il video dell’uccisione di un cinghiale avvenuta nei giorni scorsi sulle alture di Legino, frazione di Savona. Le immagini suscitano indignazione e profonda pietà in molti cittadini, ma sollevano anche interrogativi inquietanti sulle modalità di gestione dell’animale abbattuto e sul rispetto delle procedure di biosicurezza.
Savona rientra nelle zone soggette a restrizioni per la presenza di focolai di peste suina africana. In un contesto del genere, la gestione dei poveri corpi non è un dettaglio burocratico, ma una questione sanitaria che richiede il rigoroso rispetto delle misure previste per limitare il rischio di diffusione del virus. Tra queste misure rientra la necessità di evitare la dispersione di liquidi biologici e, in particolare, di sangue potenzialmente contaminato.
Eppure, nel video si vede un cinghiale appena ucciso, ancora sanguinante, trascinato lungo il bosco da una persona la cui qualifica non è possibile accertare sulla base delle sole immagini: non è possibile capire se si tratti di un cacciatore autorizzato, di una guardia venatoria o di un altro operatore. Proprio per questo, è necessario che venga chiarito se le modalità mostrate nel filmato siano conformi alle procedure previste e se siano state rispettate tutte le misure di biosicurezza applicabili.
Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) esprimono la propria indignazione e rivolgono una domanda precisa a Regione Liguria, Provincia e Comuni interessati: quali controlli vengono effettuati e quali garanzie vengono offerte ai cittadini affinché le operazioni di abbattimento e la successiva gestione degli animali avvengano nel pieno rispetto delle norme sanitarie?
Non basta invocare la biosicurezza quando si devono giustificare gli abbattimenti. La biosicurezza deve essere rispettata concretamente, in ogni fase delle operazioni, e il rispetto delle regole deve poter essere verificato.
C’è poi una questione che non può essere ignorata: quella dell’efficacia della strategia basata sugli abbattimenti. La caccia viene spesso presentata come uno strumento necessario per contenere le popolazioni di cinghiali e contrastare la diffusione della peste suina africana. Ma l’efficacia degli interventi deve essere valutata sulla base dei risultati, dei dati epidemiologici e delle evidenze scientifiche, non di slogan o di automatismi che trasformano l’uccisione degli animali nella risposta predefinita a ogni problema.
Se l’obiettivo è proteggere gli allevamenti, la salute animale e il territorio, servono procedure rigorose, controlli trasparenti e strategie realmente efficaci. Non basta abbattere: bisogna dimostrare che ciò che si fa sia utile, proporzionato e conforme alle regole.
Comunicato stampa







