Zuccarello. Il caso Valerio Favi. Candidato sindaco con zero preferenze
Il romanticismo dello "Zero": perché la vera vittoria di Valerio Favi non si conta in voti

Editoriale di Bruno Robello De Filippis. Nelle tabelline della politica contano solo i numeri. Si pesa il consenso, si percentualizzano le ambizioni, si analizzano i flussi. Eppure, a volte, la matematica elettorale regala un paradosso così assoluto da trasformarsi in poesia. È il caso di Valerio Favi, candidato sindaco a Zuccarello, e della sua lista. Il responso delle urne? Zero voti. Nemmeno uno.
Un dato che, a guardarlo bene, ha dell’incredibile. In un mondo in cui persino per errore, per distrazione o per un sussulto di amor proprio un voto finisce sempre nel computo, riuscire a fare “cappotto al contrario” è quasi un’impresa statistica. Significa non essere stati minimamente considerati dalla macchina del consenso. Ma se la politica liquida la faccenda con una scrollata di spalle, la vita reale – quella che batte fuori dai seggi – racconta tutta un’altra storia. È qui che inizia il romanticismo dello zero.
Viviamo in una società ossessionata dal successo quantificabile. Se non hai i follower non esisti, se non fai i numeri non vali, se prendi zero voti sei un perdente. Ma è davvero così?
Valerio Favi ama definirsi, con grande autoironia e una buona dose di sana umiltà, un “peones”. Un uomo della terra, uno che non cerca i grandi riflettori del palcoscenico ma preferisce camminare a passo d’uomo. E in questa definizione c’è una fiera resistenza verso un mondo che corre troppo veloce, che misura il valore delle persone sulla base di una croce su una scheda elettorale.
Lo zero in politica diventa così un simbolo di purezza involontaria. Nessun compromesso, nessuna promessa scambiata al bar in cambio di un favore, nessuna rincorsa affannosa all’ultimo voto utile. Solo una presenza, una bandiera piantata per il gusto di esserci, senza l’ansia da prestazione che logora la politica moderna.
La verità è che la politica è una partita che dura lo spazio di una campagna elettorale, mentre la vita si gioca ogni giorno. E se l’urna ha restituito un vuoto a doppia cifra, il bilancio umano di Valerio Favi parla di una vittoria.
C’è un tabellone che non si aggiorna con i dati del Ministero dell’Interno, ma con i gesti quotidiani. Su quel tabellone, Valerio Favi ha vinto; sempre pronto a tendere la mano, a mettere il cuore in ogni iniziativa, senza calcoli o secondi fini, un nonno attento e amorevole, questo, un ruolo dove non servono coalizioni o programmi elettorali, ma solo presenza, abbracci e una dedizione totale che nessun seggio consiliare potrà mai eguagliare.
Questo incredibile risultato elettorale ci lascia una lezione profonda. Ci ricorda che si può perdere una competizione amministrativa restando, paradossalmente, vincitori morali. Valerio Favi e la sua lista non hanno conquistato il comune di Zuccarello, ma hanno involontariamente scritto una pagina di autentico romanticismo paesano.








