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La musica che ci unisce  

Durante l’evento è stata presentata l’associazione RacheleFranchelli APS, che ha l’obiettivo di sostenere economicamente e moralmente i pazienti oncologici e le loro famiglie

Di Marco Bertolino e Lucrezia Bertolino. “La morte non segna un punto, ma l’inizio di un percorso fatto di ricordi e noi porteremo avanti quello di Rachele attraverso la nostra associazione”: queste sono le parole di Silvia Ravera, la mamma di Rachele Franchelli.

In data 12 ottobre,ad un anno dalla sua scomparsa, si è tenuto presso il teatro Ambra di Albenga uno spettacolo in sua memoria: le luci si sono abbassate dando spazio ad un inno alla vita e all’amore.

L’evento è stato organizzato dall’associazione, fondata recentemente, RacheleFanchelli APS, dalla famiglia della ragazza. 

I posti erano ormai sold out da giorni ed a partecipare erano numerosi: amici, famigliari,  abitanti del posto ed ospiti speciali. 

Nella gestione della serata sono stati coinvolti tutti i più cari amici e compagni di classe di Rachele che molto entusiasti si sono occupati della parte tecnica, audio visiva, impiantistica e di accoglienza del pubblico. Hanno curato tutto nei minimi dettagli : dall’allestimento all’ingresso, alla scenografia e alla promozione pubblica. 

Diciannove. Tante sono state le esibizioni che hanno animato la serata: tra incredibili ed emozionanti performance di canto e danza (eseguite da amici, in onore di Rachele), testimonianze di medici che si sono occupati personalmente della sua malattia, con l’aggiunta di esposizioni di interessanti progetti in atto e futuri.

Dopo ogni esibizione artistica è stato lasciato uno spazio intimo ai suoi compagni più stretti che hanno voluto condividere pensieri, ricordi e parole personali.

Questo è stato un modo per far emergere la sua persona, non solo come amica, ma soprattutto come presenza luminosa nella vita di chi ha avuto la fortuna di conoscerla.

<< Rachele era una ragazza solare, divertente >>, << non si sottraeva a nessuna sfida, a distinguerla era il suo immancabile coraggio >>, << Rachele è stata la mia prima amica >>.

Queste sono solo alcune delle parole citate all’interno del video proiettato come conclusione dello spettacolo.

La platea è calata in un silenzio profondo interrotto solo da qualche sorriso e lacrima: un modo delicato ed autentico rivivere i bei momenti passati assieme, ormai incisi nella nostra memoria.

Dalla memoria, come Silvia, la mamma, e Gastone, il fratello, ci hanno insegnato, nasce l’azione.

Durante l’evento è stata presentata l’associazione RacheleFranchelli APS, che ha l’obiettivo di sostenere economicamente e moralmente i pazienti oncologici e le loro famiglie.

Sostiene programmi dediti di ricerca attraverso l’informazione, l’accoglienza e l’attivazione di iniziative che valorizzano la dignità umana, in ambito medico e sociale.

Collaborano con  Casa Frizzi di UNITALSI Lombardia: esso si impegna a fornire alloggi a malati che vivono lontano dalle sedi di cura.

Si promuovono anche percorsi di sostegno educativo oltremare, in cooperazione con l’AVSI, in particolare attraverso le adozioni internazionali; l’associazione, infatti, ha già adottato 12 ragazze in Kenya, presto ne adotterà  altre 10, questo progetto continuerà a svilupparsi in futuro con l’obiettivo di creare “il villaggio di Rachele”.

Ciò che traspare da tutte queste azioni è la decisione di una famiglia di trasformare il dolore in forza, fondando un’associazione che non solo onora la sua vita, ma lotta per ricordare e per dare voce a tutte quelle persone che si trovano ad affrontare questo dolore in un mare di solitudine che spesso la morte può lasciare in ognuno di noi.

Insieme hanno costruito un percorso di sostegno, di affetto e di solidarietà, capendo che il dolore non si dissolve ma si trasforma e col tempo si impara a convivere con esso.

Silvia ringrazia in particolare tutte le persone che sono state al suo fianco durante questo lungo e duro anno: << Voi siete le mie persone-medicina >>, così le definisce.

Tra queste si riferisce anche alle amiche più strette della Ra, perché hanno dato una parte di sé per fare in modo che ella non si sentisse mai sola: si parla di amicizia vera, quella che non chiede nulla in cambio, che è presente nei momenti di buio e che si è rivelata ancora più forte di fronte alla morte.

<< Io sono serena, perché so che Rachele è morta con il pensiero di rivedere le sue amiche >>.

Perché la vita può continuare anche dopo la morte attraverso il ricordo delle persone a noi care. E noi siamo qui, oggi, per ricordarlo.

A- → prefisso greco privativo (ἀ-), significa “senza / mancanza di”.

TE- → da τέκνον (téknon) = “figlio / prole”.

-FANO → da ὀρφανός (orphanos) = “orfano”, usato qui per evocare la condizione di mancanza familiare.

Parola pensata dall’associazione per definire genitori che hanno perso un figlio, con il desiderio che venga aggiunta al dizionario italiano. Diffondiamola.

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