Attualità
Tendenza

Ferrovie nel Ponente, il Comitato territoriale lancia l’allarme su falde e PFAS

Il direttivo solleva dubbi sull’impatto dei 25 chilometri di gallerie e contesta l’attualità della valutazione ambientale del 1996

La tutela delle falde acquifere, i possibili rischi legati ai PFAS e le contestazioni sulle autorizzazioni ambientali sono al centro della nota del direttivo del Comitato territoriale sul progetto ferroviario nel Ponente ligure. Un intervento che mette in discussione il rapporto tra benefici dell’infrastruttura, salvaguardia del territorio e accessibilità delle stazioni.


L’attenzione del Comitato si concentra soprattutto sui 25 chilometri di gallerie, indicati come il principale elemento di criticità ambientale sul versante italiano. Secondo il direttivo, l’opera rischierebbe di entrare in contrasto con l’articolo 6 della legge regionale ligure 39/2009, richiamato nella nota per la tutela dell’assetto idrogeomorfologico delle aree carsiche protette.


A preoccupare è, in particolare, la possibilità che le lavorazioni interferiscano con le risorse idriche. «Nel Ponente Ligure, dove le montagne alle spalle della costa custodiscono i bacini idrici strategici che alimentano gli acquedotti di interi Comuni, si rischia di compromettere in modo irreversibile le riserve di acqua potabile», sostiene il direttivo.


La nota richiama il possibile impiego, durante lo scavo e il consolidamento dei tunnel, di prodotti contenenti PFAS. Il Comitato indica tra le potenziali vie di introduzione nel sottosuolo i fluidi lubrificanti delle frese, le schiume e gli additivi del calcestruzzo proiettato utilizzato nelle gallerie. A sostegno delle proprie preoccupazioni cita episodi di contaminazione riferiti ai cantieri della Pedemontana Veneta e della Galleria di Base del Ceneri, in Svizzera: richiami che nella nota vengono presentati come segnali di un rischio da non sottovalutare, non come prova di una contaminazione nel Ponente.


Un altro punto della contestazione riguarda la Valutazione di impatto ambientale del 1996, che il Comitato considera ormai «totalmente anacronistica». Il direttivo mette in discussione il ricorso a una valutazione risalente a trent’anni fa alla luce dell’evoluzione delle norme ambientali, delle disposizioni sui PFAS nelle acque e delle esigenze di tutela dei siti protetti. Nella nota sostiene inoltre che quella valutazione non contempli un’adeguata analisi di incidenza ambientale e non tenga conto di 16 aree protette richiamate dal Comitato, tra cui Rio Torsero e diverse Zone speciali di conservazione.


Il documento affronta anche il collegamento transfrontaliero Nizza-Ventimiglia. Secondo la ricostruzione del direttivo, gli interventi di SNCF Réseau non trasformeranno la tratta in una linea ad alta velocità, ma punteranno ad aumentarne la capacità fino a sei treni all’ora per direzione. Un modello che lo stesso Comitato giudica capace di offrire «un ottimo servizio di mobilità sostenibile».


La riflessione conclusiva riguarda il prezzo che il territorio potrebbe pagare. Il direttivo contrappone ai benefici attesi dall’opera i timori per le riserve idriche e la perdita delle stazioni nei centri abitati, interrogandosi sull’opportunità di realizzare un’infrastruttura sulla base di autorizzazioni definite «figlie di un’altra epoca legislativa».

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio

Questo si chiuderà in 5 secondi

Adblock rilevato

Considerate la possibilità di sostenerci disabilitando il blocco degli annunci.