Cultura
Tendenza

Storia che ci trasmette l’unione indissolubile tra uomo e cavallo

Il protagonista della storia è un cavallo di cui il nome non si conosce ma che anticipiamo ha vissuto una lunga vita

di Roberto Tomatis. Zampettando qua e là nel web leggo di una storia che ha dell’incredibile, e ci fa sperare che non tutto è perduto, una di quelle storie che ci trasmettono l’unione indissolubile tra uomo e cavallo. Il protagonista della storia è un cavallo di cui il nome non si conosce ma che anticipiamo ha vissuto una lunga vita. Siamo in Canada, negli Anni 40. Nella Riserva indiana dei Piedi Neri, Frank alleva i Bee Crowfoot Indian ponies, i discendenti dei cavalli impiegati dai nativi delle pianure. E la maggior parte dei cowboy della zona ne possiede uno. I cavalli vivono prevalentemente allo stato brado, e il loro unico contatto con l’uomo è legato alla marchiatura e alla castrazione. 

Un giorno George decide di acquistare un cavallo da Shield di quattro anni che, come prassi tra i cowboy, doma e inizia a lavorare da solo. La seconda guerra mondiale è alle porte, quando riceve la chiamata alle armi, prima di essere spedito in Europa, pensa a riportare il proprio cavallo nella riserva. Negli stessi anni, si insedia un centro di addestramento per i piloti dell’aeronautica militare che,  spesso fanno ‘scuola’ nei cieli della riserva. In una brutta giornata, un gruppo di pony aveva trovato riparo in una gola, proprio dove gli aspiranti piloti stavano esercitandosi per i voli radenti. Volarono vicinissimi al gruppo dei cavalli e quindi ‘volteggiarono’ via, riprendendo quota. Tutti tranne uno. Non riuscì a rialzarsi e dovette inventarsi un atterraggio d’emergenza sul lago ghiacciato. 

Immediatamente si mobilitarono i soccorsi che, quando arrivarono vicino al velivolo, notarono tracce di sangue vicino ai motori. Il pilota capì immediatamente che, nella manovra, poteva aver urtato uno dei cavalli che aveva appena sorvolato. Neanche a dirlo, lo sfortunato cavallo che era stato urtato dal velivolo era proprio quello di George, il soldato in guerra. Non venne detto nulla dell’incidente che ebbe modo di scoprire solo, quando rivide il suo cavallo, al suo rientro. Quello che accadde nella immane sfortuna di questo cavallo, il rigore delle temperature e la neve che riempì immediatamente la ferita che bloccò l’emorragia. Il resto è da attribuire alla sua straordinaria tempra, che gli consentì di sopravvivere. Al suo ritorno dalla guerra, George riprese a montare il cavallo che era ancora perfettamente in grado di dargli del filo da torcere. La loro storia insieme durò ancora molto a lungo. Il pony dovette cedere solo all’ineluttabile e si spense, nel ranch di George, all’età di 24 anni.

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