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Scuola chiusa per Ramadan nel milanese: è bufera elettorale. Perché non guardare in faccia la realtà?

La decisione ha trovato la condivisione del consiglio di istituto, che ha approvato la chiusura della scuola durante la quale, comunque, quasi metà degli studenti non si sarebbero presentati. Ma qualcuno si indigna e parla di "islamizzazione" dell'Italia

di Roberto Tomatis. Chiusa per fine Ramadan la scuola di Pioltello, ma la politica si infiamma. È scoppiata la polemica, dopo la decisione dell’istituto comprensivo Iqbhal Masih di chiudere asilo, medie e elementari per un giorno. Potrebbe essere il primo caso in assoluto in cui in Italia viene chiusa una intera scuola per le celebrazioni di una importante festività musulmana. Il ministro dell’istruzione Valditara annuncia un’ispezione: “Ho chiesto agli uffici competenti del Ministero di verificare le motivazioni di carattere didattico che hanno portato a deliberare la deroga al calendario scolastico regionale e la loro compatibilità con l’ordinamento”.

A stretto giro la Lega, per voce dell’europarlamentare Silvia Sardone precisa: “Siamo in Italia, non in Arabia Saudita. È una decisione particolarmente rilevante, preoccupante per quanto mi riguarda, che segna un precedente essendo probabilmente la prima volta in Italia che una scuola venga chiusa per il Ramadan”.

Sulla stessa linea il “Capitano” della Lega e vicepremier Matteo Salvini: “Mentre qualcuno vuole rimuovere i simboli cattolici – come i crocifissi nelle aule – per paura di ‘offendere’, in provincia di Milano una preside decide di chiudere la scuola per la fine del ramadan. Una scelta inaccettabile, contro i valori, l’identità e le tradizioni del nostro Paese. Non è questo il ‘modello’ di Italia ed Europa che vogliamo”.

Per fortuna, a dare un senso a questa diatriba dal sapore esclusivamente politico, ci pensa lo stesso preside Alessandro Fanfoni, mettendo fine al susseguirsi delle dichiarazioni un po’ raffazzonate, spiegando i motivi della chiusura, deliberata dal consiglio d’istituto della scuola intitolata al 12enne pakistano ucciso nel 1995 per il suo impegno contro lo sfruttamento del lavoro minorile: “A Pioltello abbiamo classi dove negli anni scorsi in occasione della fine del Ramadan, di fatto, venivano a scuola in tre o quattro. I bambini di fede islamica sono la maggioranza e nonostante le linee guida sull’inclusione consiglino di formare classi con non più del 30% di stranieri, noi arriviamo al 43% perché questa è la nostra utenza. Non possiamo chiudere gli occhi davanti a questi numeri e alla realtà. Questa festa è per molti di loro una tradizione, tra l’altro spesso condivisa anche dai compagni di classe italiani che partecipano per condividere”.

A chiudere la vicenda con parole di buon senso, come accade spesso in Italia, ci pensa il sindaco di Pioltello Ivonne Cosciotti, secondo cui la scelta è semplicemente “un atto di civiltà”. 

Come è possibile tanto clamore per una decisione che non fa una piega, viste anche le spiegazioni del preside della scuola? Si tratta di una scelta democratica, per dare a tutti i bambini le stesse opportunità. Perché non cogliere l’occasione e riflettere sull’esempio che costituisce questo gesto, volto a favorire l’integrazione di tutte quelle persone che in Italia vivono, lavorano, pagano le tasse e fanno nascere e crescere i loro figli. Perché non guardare in faccia la realtà?

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