Savona

Savona, il seminarista Francesco Cotta è diventato diacono

Nella Cattedrale Nostra Signora Assunta il 44enne genovese Francesco Cotta è stato ordinato diacono dal vescovo Calogero Marino. Era l’ultimo seminarista della diocesi di Savona-Noli. Dopo un periodo di discernimento presso i Carmelitani Scalzi, nel 2019 Cotta è entrato infatti nel Seminario Vescovile savonese, compiendo la sua preparazione al ministero presbiterale nella comunità del Seminario di Chiavari e presso la Facoltà Teologica di Genova.

“Oggi avviene un felice intreccio: la solennità dell’Ascensione del Signore e il diaconato di Francesco – ha detto monsignor Marino durante l’omelia della messa – L’Ascensione pone un’interruzione nella vita di Gesù e della Chiesa, così come il diaconato in quella di Francesco: i discepoli di Cristo avevano camminato sulle strade insieme a lui e dopo la Pasqua avevano continuato a vederlo, anche se il corpo del Risorto non era immediatamente riconoscibile. Con la Sua Ascensione termina una stagione della prima Chiesa e ne comincia una nuova, la nostra, in cui siamo mossi dallo Spirito Santo a testimoniare la gioia e la bellezza del Risorto”.

“Oggi un lungo cammino si compie – ha aggiunto – Dio ti doni uno spirito di sapienza e rivelazione e illumini il tuo cuore per comprendere la speranza a cui Egli ti ha chiamato e tradurla in concreto nella tua vita. Il tuo è stato un cammino lungo e fatto di strade e percorsi: gli occhi del cuore ti facciano interiorizzare la bellezza della tua chiamata e, nella memoria grata di ciò che il Signore fa per te, ti diano gioia, la gioia del Vangelo, il segno di una vita grande”.

“L’Ascensione segna il tempo della missione: gratitudine e missione è l’altro intreccio a cui ti invita la Parola – ha affermato ancora il vescovo Marino, rivolto al neodiacono – Occorre andare sino agli estremi confini della terra, sino alla fine del mondo: è l’orizzonte a cui l’Ascensione ti chiama. Eserciterai il tuo diaconato nel ‘frammento’ della Chiesa di Savona, spenderai la tua vita a Spotorno e con la sua gente ma il tuo orizzonte è il mondo, locale e globale, come dicono i sociologi. È bello che in questi giorni sia presente don Michele Farina, missionario in Centrafrica: entrambi appartenete alla stessa Chiesa e siete inviati ad annunciare la risurrezione di Gesù e la misericordia di Dio”.

“Diaconato vuol dire servizio, missione e testimonianza – ha continuato – La testimonianza è il martirio, non di sangue ma del mettere noi stessi in quello che facciamo. Il servizio del diacono non è l’esecuzione di un’opera sociale o un metodo organizzativo, è legato all’eucaristia. Il testimone non è un piazzista del Vangelo che cerca di convincere il mondo ma colui che mette il cuore e l’anima in ciò che fa”.

“L’amore per Gesù dovrà apparire anche nei gesti più quotidiani della tua vita, caro Francesco – ha poi concluso monsignor Marino – Non siamo scissi fra tempo della testimonianza e ordinario, ogni gesto dovrà far trasparire il Signore nel quale credi e al quale consegni la tua vita. Oggi sei conformato a Cristo, il quale è sì pastore ma che persino sulla Croce rimane diacono e quindi servo: anche tu dovrai attestare la tua dimensione diaconale”.

“È un giorno importante in cui si chiude un percorso ma è anche l’inizio di un cammino nuovo, una ‘vita’ nuova – ha dichiarato invece Francesco Cotta al termine della celebrazione – È stato un cammino lungo che oggi mi ha portato a dover prendere delle responsabilità con me stesso e verso Dio e gli altri. L’ingresso nel Carmelo è stato l”amo’ con cui Dio mi ha ‘agganciato’ ma in realtà la mia vocazione è durata tutta la vita: al momento giusto il Signore mi ha ‘toccato’ e c’è stata la chiamata. Devo ringraziare il Carmelo: gli anni da frate sono stati fondamentali per essere qui oggi e mi hanno permesso di creare un ‘cuscinetto’, uno stacco, una frizione tra la mia vita precedente e quella che è cominciata quando ho detto il mio ‘sì'”.

“Delle parole di monsignor Marino mi ha colpito il suo insistere sul martirio, ovvero sulla sua esortazione a donarmi agli altri, e in effetti la scelta che ho fatto deve essere fondata sul dono di se stessi, altrimenti perde di senso – ha proseguito – Il passo successivo sarà il presbiterato ma per il momento mi dedicherò al mio diaconato imparando dal sacerdote che mi affiancherà e a ‘fare il prete’, soprattutto nelle cose di tutti i giorni, come mi ha invitato il vescovo”.

“La mia quotidianità guiderà il mio percorso fino all’ordinazione presbiterale – ha concluso – Il mio servizio comprenderà, tra le altre cose, la predicazione in alcune liturgie e l’accompagnamento spirituale di un paio di coppie nella loro preparazione al matrimonio e degli anziani nelle residenze sanitarie assistite. Il mio desiderio è essere per la gente e con la gente”.

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