Questa è la storia di Gianluigi
Il piemontese in vacanza a Borghetto, a Ferragosto

Uso questo spazio inappropriatamente, per lanciare un appello ai miei amici del ponente ligure.
Vi prego di essere più comprensivi. D’estate, soprattutto.
Mi spiego meglio. Se vediamo un uomo in ciabatte attraversare l’Aurelia con la mascella serrata, un ombrellone sotto il braccio e lo sguardo insanguinato di chi potrebbe uccidere per un parcheggio, cerchiamo di non generalizzare e di non etichettarlo come “Il solito piemontese incazzato.” Vi prego.
Perché noi non sappiamo cosa ha passato.
Non conosciamo la sua storia.
Non sappiamo da dove arriva, quanto tempo ha trascorso in macchina, quanto ha pagato il parcheggio e soprattutto cosa gli siasuccesso nelle ultime quattro ore.
Dobbiamo allenare l’empatia.
Come cantano i Depeche Mode “Try walking in my shoes. You’ll stumble in my footsteps …”
Dobbiamo tentare di metterci nei suoi panni.
Perciò, oggi, voglio raccontarvi la storia di Gianluigi.
Gianluigi ha 45 anni, vive a Carmagnola, ha una moglie,Margherita, un bambino, una bambina e quindici giorni di ferie.
In realtà avrebbe voluto andare in vacanza in Grecia o in Spagna, forse in montagna. Ma trent’anni fa suo padre ha investito anni di stipendi della FIAT in un appartamento al terzo piano di un condominio color “giallo mostarda” a Borghetto Santo Spirito.
Con vista su un altro condominio color “salmone malato”.
E quando tuo padre ha investito anni di lavoro in 58 metri quadrati a Borghetto, tu vai in vacanza a Borghetto.
Non è una scelta. È un vincolo ereditario
Anche perché quell’appartamento, tra IMU, TARI, manutenzioni, seconde utenze e spese condominiali, comincia a costare caro.
Seguiamo Gianluigi mentre parte da Carmagnola alle sette del mattino, dopo aver valutato con Google Maps la “partenza intelligente”.
Alle otto e venti è fermo a Niella Tanaro.
All’altezza di Ceva sta litigando con Margherita che aveva consigliato di passare da Garessio.
Dal sedile posteriore i bambini sono iper-eccitati:
“SIAMO ARRIVATI?”
“No.”
“E adesso?”
“No.”
“E adesso?”
“NO.”
La macchina racchiude praticamente tutto ciò che una famiglia occidentale con due stipendi all’attivo può possedere.
Valigie, biciclette, monopattini, pinne, maschere, giochi, materassini, ombrellone, seggioline, borsa frigo e una quantità di generi alimentari sufficiente a sopravvivere a un inverno norvegese.
Perché Gianluigi, prima di partire, è andato al Carrefour.
“Facciamo la spesa a casa, che in Liguria costa il doppio.”
Quando finalmente esce dal casello di Borghetto Santo Spirito, Gianluigi vede il mare.
È felice, gli ricorda quando era bimbo.
Poi svolta nella via di casa.
Il suo posto auto non esiste più.
È occupato da sei cassonetti dell’immondizia. Carta. Plastica. Carta e cartone. Misto. Organico. Misto (doppione).
Gianluigi non lo sa (perché da ottobre ha cestinato senza leggerle tutte le PEC dell’amministratore Giorgio Volponi), ma durante l’inverno, nel condominio, sono successe parecchie cose.
Assemblee.
Riunioni straordinarie.
Preventivi.
Bonus.
Superbonus.
Cessioni del credito.
SAL.
Cappotti termici.
E soprattutto una frase pronunciata durante una delle tante assemblee alla quale Gianluigi non ha partecipato:
“Deliberiamo il preventivo che costa meno.”
L’impresa ha effettivamente iniziato i lavori.
Ha montato i ponteggi.
Ha smontato la veranda di vetro che il padre di Gianluigi aveva “creativamente” edificato sul terrazzo negli anni Ottanta.
Poi sono finiti i soldi.
L’impresa se n’è andata.
I ponteggi no.
Gianluigi scoprirà nei giorni successivi che i lavori non sono rientrati completamente nei termini previsti dagli incentivi e che, per quella facciata e per quel tetto rifatto, pagherà rate per i prossimi cinque anni.
Ma questo ancora non lo sa.
Per ora vuole soltanto svuotare la macchina.
Parcheggia a cento metri dal condominio, in divieto di sosta.
Fa avanti e indietro.
L’ascensore non funziona. “In manutenzione” dice il cartello con la data del 16 maggio.
Valigia.
Borsa frigo.
Biciclette.
Sacchetti Carrefour.
Materassino.
Bambino.
Bambina.
Ombrellone.
Al terzo viaggio incontra la signora del secondo piano.
“Gianluigi! Meno male che sei arrivato.”
Quando una vicina di casa ti accoglie con “Meno male che sei arrivato”, non è mai una buona notizia.
“Guarda che sul soffitto del mio bagno c’è una macchia gialla.”
Gianluigi guarda la macchia.
La macchia guarda Gianluigi.
È esattamente sotto il suo bagno.
L’impianto idraulico è del 1974.
È il 13 agosto.
Gianluigi più tardi si attaccherà al telefono e cercherà idraulici e artigiani che non risponderanno. Ma questo ancora non lo sa.
Gianluigi torna alla macchina per prendere l’ultima borsa.
Pinzato nel tergicristallo trova un foglietto.
Non è un biglietto di benvenuto. Sono quarantadue euro di verbale.
Sono le 13.17 del primo giorno di vacanza.
Ha passato tre ore sulla Torino-Savona, litigato con sua moglie, scoperto che il suo posto auto è diventato un’isola ecologica, che la casa è avvolta da un ponteggio abbandonato, che non ha più una veranda, che deve pagare cinque anni di lavori, che probabilmente il suo bagno sta lentamente abbandonando questa terra, che la sostituzione dell’ascensore sarà la spesa straordinaria a bilancio 2027 e che il frigorifero, nel quale la cugina Jolanda aveva dimenticato delle zucchine, puzza come la borsa da padel.
Apre il bagagliaio.
Prende l’ombrellone.
La moglie lo guarda.
“Andiamo in spiaggia?”
Gianluigi guarda il mare.
Respira.
“Sì.”
Perché in fondo è venuto fin qui per questo.
Finalmente la vacanza può cominciare.
Fra circa 20 minuti Gianluigi scoprirà che il suo posto ombrellone,prepagato da giugno a settembre, è stato rivenduto a una famiglia di Borgo San Dalmazzo. “Tanto quelli di Carmagnola non vengono mai, vanno in vacanza in Grecia o in Spagna.” E scoprirà che non esistono altri ombrelloni liberi.
Ma questo ancora non lo sa.
Quindi, cari amici liguri, la prossima volta che incontrate un piemontese che attraversa l’Aurelia con la mascella serrata, lo sguardo assassino e un materassino sotto il braccio, non giudicatelo.
Adesso sapete.
Sorridetegli.
Magari offritegli un caffè. Possibilmente senza fargli saperequanto costa.
Potrebbe essere la goccia che fa traboccare il bagno, sulla signora del secondo piano.









