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Quando il matrimonio va in pensione: l’impennata dei “divorzi grigi” che scuote la Liguria

Nella nostra regione crescono a ritmo record le separazioni tra over 60. Ad Albenga l’incidenza di separati e divorziati segue il trend fortemente rialzista registrato a livello provinciale e regionale

Di Bruno Robello De Filippis. C’era un tempo in cui la frase «finché morte non vi separi» suonava come una condanna inappellabile, un binario unico su cui far scorrere anche le stanche abitudini di chi, superati i sessant’anni, preferiva la comoda rassegnazione al trambusto di un cambiamento. Oggi non è più così. Il fenomeno dei cosiddetti i divorzi “grigi” o in età d’argento, non è soltanto una moda d’oltreoceano, ma una realtà sociale strutturata che in Italia ha visto triplicare i suoi numeri nel giro di un solo decennio.

Se la penisola intera scopre che per lasciarsi non è mai troppo tardi, è la Liguria, oltre la Valle d’ Aosta, a guidare questa rivoluzione silenziosa. Tra la fascia costiera e l’entroterra, la regione detiene infatti il primato nazionale per tasso di divorzi in rapporto alla popolazione, sfiorando la media di 1,5 procedure ogni mille abitanti e Albenga fa la sua sporca figura con l’indice di persone divorziate o separate al 5%, due punti in più oltre la media nazionale. Un dato che non sorprende, se si osserva la radiografia di un territorio che conta una delle percentuali di ultrasessantenni più alte d’Europa: dove l’età media sale, anche i nodi sentimentali vengono al pettine più tardi.

Ma cosa spinge due persone che hanno condiviso decenni di vita, festività e responsabilità a dividere la strada proprio al traguardo della pensione?

I fattori scatenanti sono molteplici. In primis gioca un ruolo decisivo l’allungamento dell’aspettativa e della qualità della vita: con davanti due o tre decenni di potenziale benessere, la prospettiva di trascorrerli in un’infelicità di maniera appare insostenibile. A ciò si aggiunge l’emancipazione economica e una diffusa autonomia finanziaria che permette di compiere scelte drastiche senza il terrore del baratro sociale. Infine, la classica “sindrome del nido vuoto”: quando i figli adulti prendono la propria strada, la routine quotidiana smette di far da collante e fa affiorare distanze rimaste latenti per anni.

C’è poi un elemento squisitamente ligure che descrive l’evoluzione culturale del territorio. In un contesto sociale storicamente sobrioe laico, l’impatto del giudizio altrui si è drasticamente ridimensionato. Anzi, rompere una unione arrivata al capolinea non è più visto come un fallimento, ma come l’accesso a un secondo tempo della vita.

I dati Istat offrono uno spaccato rivelatore: la Liguria è la prima regione d’Italia anche per incidenza di seconde nozze, che arrivano a coprire oltre il 36% delle celebrazioni totali. Segno chiaro che a sessant’anni o settant’anni non ci si separa soltanto per cercare un isolamento pacifico, ma spesso per dare dignità e ufficialità a una nuova storia d’amore, o ad una vecchia… La pensione, insomma, non rappresenta più la fine dei giochi, ma la linea di partenza per una vita tutta da riscrivere.

I dati sono questi, va bene l’analisi statistica e sociale, ma potevo mai chiudere questo mio senza una sana satira mista ad ironia perfida? Perché la realtà è che la pensione non porta soltanto il tempo libero, ma, forse, elimina l’unico vero salvavita dei matrimoni di una volta: il timbro del cartellino. Finche’ si usciva di casa otto ore al giorno, la sopportazione era diluita; con entrambi i coniugi in pianta stabile tra il salotto e la cucina, ogni comportamento soggettivo potrebbe diventare un atto ostile, ogni respiro pesante un motivo di lite e la sola vista delle pantofole dell’altro sul tappeto una provocazione intollerabile.

Più che la romantica ricerca di una “seconda primavera”, il greydivorce ligure ha tutta l’aria di un atto di legittima difesa. A un certo punto, la prospettiva di passare i prossimi trent’anni a discutere su come si stende il bucato o su quale canale mettere il telegiornale fa sembrare persino la parcella dell’avvocato e la divisione della casa al mare una modesta tassa da pagare per la libertà. Non è la ricerca dell’anima gemella: è solo la voglia irrefrenabile di cenare in silenzio, all’ora che si vuole, libero di esternare anche con impercettibili flatulenze, senza nessuno che spieghi all’altro le teorie sul taglio del pane o del bon ton. Mi scuso, ogni tanto mi (ri)viene fuori un rigurgito di satira velenosa.

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