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Pirati, leggende e antichi misteri: viaggio nel “Ponente insolito”

Dall’assalto barbaresco di Borghetto alla misteriosa voragine di Toirano, passando per Ilaria del Carretto e la Gallinara: storie, tradizioni e memorie di una Riviera che non ti aspetti

di Giancarlo Canepa. C’è una Riviera luminosa, fatta di mare, spiagge e borghi colorati. Ma esiste anche un Ponente più segreto, custodito tra antiche mura, grotte, castelli e racconti tramandati per generazioni. Un patrimonio nel quale storia e tradizione popolare finiscono spesso per incontrarsi.


A Borghetto Santo Spirito, ad esempio, quello che potrebbe sembrare il racconto di un’avventura è invece storia documentata. Nella notte del 2 luglio 1637 il borgo venne assalito dai pirati barbareschi provenienti dalle coste del Nord Africa. Borghetto era però protetto dalla propria cinta muraria e gli abitanti riuscirono a respingere gli assalitori. Nella memoria religiosa della comunità, lo scampato pericolo venne attribuito alla protezione della Madonna della Guardia.


Un episodio che restituisce l’immagine di una Riviera molto diversa da quella turistica di oggi: per secoli il mare non fu soltanto fonte di sostentamento e via di comunicazione, ma anche la direzione dalla quale poteva arrivare improvvisamente il pericolo.
Pochi chilometri più all’interno, Toirano custodisce un mistero di tutt’altra natura. Il suo territorio, segnato da grotte e cavità naturali frequentate dall’uomo fin dalla preistoria, ha alimentato nei secoli racconti e credenze. Tra questi sopravvive la leggenda del Buranco, una profonda voragine del torrente Varatella che la tradizione popolare indicava addirittura come una delle porte degli Inferi.


Qui il confine tra immaginazione e realtà diventa particolarmente suggestivo: sotto quelle montagne esiste davvero un mondo sotterraneo straordinario. Nelle grotte sono rimaste le tracce degli orsi preistorici e le impronte lasciate dall’uomo migliaia di anni fa. Non sorprende quindi che luoghi tanto profondi e sconosciuti abbiano alimentato per generazioni paure e racconti fantastici.


Risalendo la Val Neva si incontra invece Zuccarello, borgo medievale dominato dai resti del castello dei Del Carretto. Qui nel 1379 nacque Ilaria del Carretto, destinata a diventare una delle figure femminili più affascinanti del Medioevo italiano.


Figlia di Carlo Del Carretto, Ilaria sposò nel 1403 Paolo Guinigi, signore di Lucca. Morì giovanissima nel 1405 e la sua immagine attraversò i secoli grazie allo straordinario monumento funebre realizzato da Jacopo della Quercia.


Attorno alla sua figura è cresciuta nel tempo un’aura romantica che ancora oggi accompagna Zuccarello e le rovine del suo castello. Più che inseguire racconti di fantasmi difficili da documentare, basta forse immaginare la giovane Ilaria attraversare realmente quelle mura più di sei secoli fa per restituire al luogo tutto il suo fascino.
Poi c’è il mare.


Davanti ad Albenga emerge l’Isola Gallinara, uno dei luoghi più enigmatici del Ponente. La tradizione lega l’isola a san Martino di Tours, che nel IV secolo avrebbe scelto una delle sue grotte come rifugio eremitico.
In questo caso la tradizione ha trovato un sorprendente riscontro nell’archeologia. Gli scavi condotti negli anni Novanta nell’area della cosiddetta Grotta di San Martino hanno infatti documentato un utilizzo antico del luogo come spazio di culto e sepoltura. Nei secoli successivi la Gallinara divenne sede di una comunità monastica e quindi di un’importante abbazia.
Niente tesori custoditi da tempeste misteriose, dunque, almeno per quanto consentono di affermare le fonti storiche. Ma la realtà non è meno affascinante: uomini che oltre millecinquecento anni fa scelsero un’isola rocciosa davanti alla costa ligure come luogo di isolamento, preghiera e vita comunitaria.
Sono storie diverse, accomunate dallo stesso paesaggio.


Le mura di Borghetto raccontano la paura dei pirati; le profondità di Toirano quella dell’ignoto; il castello di Zuccarello conserva la memoria di una giovane donna diventata immortale attraverso l’arte; la Gallinara quella degli eremiti che cercavano la solitudine davanti al mare.
Riscoprire questo “Ponente insolito” non significa trasformare ogni rovina in un castello infestato o ogni grotta nel nascondiglio di un tesoro. Significa qualcosa di più interessante: distinguere la storia dalla leggenda e capire come, proprio dall’incontro tra fatti realmente accaduti e immaginario popolare, sia nata una parte dell’identità delle nostre comunità.
Perché dietro la Riviera che conosciamo ce n’è un’altra, più antica e silenziosa. E spesso basta osservare con occhi diversi le pietre che attraversiamo ogni giorno per cominciare a scorgerla.

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