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No al Cpr, ora Albenga alza la voce

Albenga non ci sta alla realizzazione di un CPR nell’ex Caserma Piave e scattano immediatamente le iniziative per esprimere in maniera netta e decisa il proprio NO.
Dopo il sopralluogo di ieri (giovedì 26 ottobre), effettuato da tecnici governativi all’ex Caserma Piave, si è svolta una riunione Capigruppo durante la quale è emersa la linea condivisa di maggioranza e minoranza.
Due i fronti sui quali ci si muoverà: uno più tecnico/istituzionale, attraverso la redazione di una relazione puntuale da parte degli uffici comunali contenente tutte le criticità che di fatto rendono inidonea la Caserma Piave come sede di CPR, da inviare al Ministero e l’altra per manifestare pubblicamente il proprio dissenso, coinvolgendo cittadini e associazioni attraverso un’assemblea pubblica che si terrà davanti all’ex Caserma Piave.

Afferma il sindaco Riccardo Tomatis: “Su questo tema, come già sottolineato, siamo pronti a batterci tutti insieme con il favore della città e del territorio.
Durante il sopralluogo di ieri i tecnici hanno valutato in particolare gli spazi del cortile interno alla Caserma Piave.
Noi abbiamo evidenziato la presenza di numerose criticità che, di fatto, rendono inidonea l’area alla realizzazione di un CPR.
Innanzitutto va considerata la vicinanza alle abitazioni, a strutture ricettive (un campeggio è direttamente confinante) e locali notturni.
Siamo in pieno centro abitato e in una zona in via di sviluppo dove imprenditori privati hanno già fatto importanti investimenti, anche alla luce di progetti per valorizzare sempre più l’intera zona di Vadino.
Non dimentichiamo, poi, che la Caserma Piave sorge in zona rossa ad alto rischio idraulico. Questo elemento impedisce di aumentare il carico insediativo della zona, anche se solo temporaneamente.
In caso di alluvione e allagamenti immaginiamo cosa accadrebbe ad avere in quella zona a rischio un CPR.
Se succedesse qualcosa, di chi sarebbe la responsabilità?
Stiamo parlando di vite umane. Non dimentichiamolo.
L’ex Caserma Piave, sia gli edifici che l’intero sedime, è inoltre sottoposta a vincolo monumentale. Assurdo anche solo immaginare un CPR in questa zona.
Gli edifici, inoltre, non hanno i requisiti antisismici e se è vero che comunque questi non saranno utilizzati per il CPR, rimarrebbe il rischio di un crollo delle mura perimetrali e degli accesi che impedirebbe di avere adeguate vie di fuga in caso di pericolo.
A fronte di queste e di altre osservazioni, per ragioni tecniche e di opportunità, la Caserma Piave non può essere la soluzione.
Durante la capigruppo di ieri abbiamo già stabilito una prima serie di iniziative che intendiamo intraprendere per impedire questo ulteriore schiaffo al territorio”.

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