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Ma dove vai ragazzo in bicicletta

di Willy Olivero. Ancora una volta, noi innamorati del ciclismo, ci troviamo a seguire un Tour De France dove dobbiamo trovarci un corridore per cui tifare, visto che il drappello azzurro è ridotto a sei elementi. Lo abbiamo capito soprattutto in questa splendida edizione partita da Firenze e transitata poi per Emilia e Piemonte e che ha visto tanti ponentini recarsi nei luoghi di passaggio. E allora ci siamo domandati come un piccolo Paese come la Slovenia sforni grandi campioni in grado di entusiasmare il mondo e noi siamo in cerca di talenti. Le ragioni sono molte,  ad iniziare dal fattore scuola dove lo sport, ed in particolare il ciclismo, è praticamente inesistente. Poi il fattore rischio visto che il bollettino degli incidenti stradali che coinvolgono i giovani ciclisti è davvero allarmante e si capisce poi perché i genitori preferiscono indirizzare i loro figli in sport più sicuri. E poi, non da ultimo, un fattore generazionale, legato anche al nostro territorio dove sono venuti a mancare i dirigenti che ogni giorno accompagnavano i ragazzi agli allenamenti proteggendoli anche dai rischi citati. Se ne sono andati via i dirigenti che dagli anni 70 al 2000 organizzavano eventi internazionali e poi allestivano forti squadre delle categorie giovanili.

Chi ha qualche anno sulle spalle ricorda i successi di Fortunato o Cavallo, quest’ultimo poi dedito alla politica. Anni d’oro, che sono definitivamente scomparsi  con l’avvento della pandemia quando si è poi trovato l’alibi per diminuire le corse organizzate sul nostro territorio . Non vediamo più il ragazzo in bicicletta anche perché molti della nuova generazione trovano troppo contrasto con la moderna tecnologia e il mezzo della bici, legata a tempi lontani. Eppure il nostro ciclismo non è morto, come dimostra anche il movimento femminile che da oggi offre, con diretta quotidiana su Rai2, il Giro d’italia dove molte azzurre partono favorite. E poi tra poco nei Giochi di Parigi saremo protagonisti in diverse prove, ad iniziare dal quartetto su pista che parte da campione in carica. La strada è in salita eppure il ciclismo, come dimostra il successo della tappa di Andora allo scorso Giro, ha sempre un grande seguito. E allora dai, restiamo sul ciglio della strada a vedere se spunterà un nuovo Gino Bartali del quale avrò piacere di parlarvi nei prossimi giorni.

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