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Lunedì dell’Angelo con Piero Della Francesca

Il dipinto più bello del mondo

di Flavio Lenardon. Nell’ottava della Pasqua di resurrezione, un augurio per questa festa fondamentale per la cristianità, è davvero interessante fare una riflessione su una delle più belle Resurrezioni della storia dell’arte, quella di Piero Della Francesca, la forza del dipinto è imponente, tutto sprigiona vita e rinascita al cospetto della morte in croce di Cristo. Il dipinto, un affresco, si trova a Borgo San Sepolcro ed ha una storia davvero straordinaria. lo scrittore inglese Aldous Huxley,  arrivò nel 1924 a Borgo San Sepolcro, vedendo questo affresco scrisse tecnicamente che era una resurrezione meravigliosa, con accenni al classicismo, infatti Gesù Cristo appare vigoroso, quasi come un atleta greco con gli addominali scolpiti, le braccia muscolose, le ferite sulle mani e sul costato che sembrano semplici graffi, un simbolo di vitalità e rinascita. Oltre a descriverlo e apprezzarlo in modo così preciso e tecnico, Huxley affermò anche  un’altra cosa e cioè che probabilmente quello era il quadro più bello del mondo.

Facciamo un salto in avanti, dopo 20, nel 1944, le truppe inglesi entrano dentro Borgo San Sepolcro guidate dal colonnello Anthony Clarke, che oltre ad essere un militare era uno studioso di storia dell’arte. Al momento di schierare le truppe e prepararsi a cannoneggiare il paese per provare a liberare il Borgo dagli ultimi soldati tedeschi, Clarke si ricordo le parole di Huxley e fermò immediatamente i soldati. Spiegò di non voler bombardare la città perché c’era il rischio di distruggere il dipinto più bello del mondo. L’aneddoto è stata ritrovato, riportato nel diario di Clarke dove lui fermò i soldati. Quindi questo affresco è una risurrezione non solo come simbolo religioso ma anche davvero un simbolo di rinascita politica e civile. 

Il dipinto è affrescato su muro con la figura di Cristo dominante, un Cristo che non viene dalla morte, anzi sprigiona una forza enorme, come detto la ferita inferta dal Longino sul costato pare un piccolo graffio, nella sua figura tutto vince, è troppo forte questo Cristo, che con un viso austero e severo ci guarda ammonente. Il piede che poggia sul sepolcro non è vacillante, è sicuro e anch’esso forte, Cristo ci dice: sono qui, sono tornato, richiamando la liturgia pasquale dove si racconta di un Re che risorge, e in questo dipinto Piero della Francesca pone sulle spalle di Cristo non un sudario, bensì un drappo porpora di Re e in mano il vessillo della cristianità con il quale salverà il mondo. Il mondo è rappresentato dai soldati dormienti ai suoi piedi, anch’esso sta dormendo e non lo veglia, non si accorge della potenza che arriva, mentre la terra, la natura quella si che si accorge di quanto accade, alla sua sinistra la natura è invernale, spoglia, morta, devastata, al centro Cristo, risorto con la vita e quindi alla sua destra la natura è fresca e vivente, in fiore. 

I dettagli del dipinto sono una grande metafora, prima dell’arrivo di Clarke l’Italia era in distruzione, dopo, con il salvataggio del dipinto della resurrezione di Piero Della Francesca, l’Italia è rinata, è risorta. Speriamo che anche oggi tutto questo sia di buon auspicio, per la società, c’è bisogno di resurrezione per tutti noi. Ricordiamoci quindi di questo Cristo Re di Piero Della Francesca che domina il mondo con forza e sicurezza. 

Buona Pasqua a tutti.

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