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Libertà di espressione: sicuri di godere di questo diritto ad Albenga?

Dopo il ventennio fascista, i padri costituenti hanno voluto suggellare il ritorno alla libertà di espressione con l'articolo 21, ma alcuni recenti episodi nella città delle torri fanno pensare al ritorno al passato più remoto

Editoriale di Roberto Tomatis. “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. È l’articolo 21 della Costituzione italiana che sancisce la libertà di espressione per tutti i cittadini senza alcuna differenza di sesso, etnia, nazionalità, orientamento politico. 

Dopo il ventennio fascista, i padri costituenti hanno voluto suggellare il ritorno alla libertà di espressione con questo articolo. Ma a distanza di oltre 75 anni, siamo sicuri di godere di questo diritto?  “Reporter Senza Frontiere”, ONG internazionale che si batte per la libertà d’informazione e la libertà di espressione, ha stilato la sua classifica annuale. Il paradiso per i giornalisti, sembra essere Norvegia, Finlandia e Svezia e per l’Italia un risultato tutt’altro che positivo: si è aggiudicata il 41° posto. 

Albenga sembra essere in perfetta sintonia con la classifica stilata da “Reporter Senza Frontiere”, con l’esempio più rappresentativo della stampa che censura la pluralità dei pensieri. 

Parliamo del giornalino comunale, che ha come scopo quello di promuovere in modo consapevole la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica mediante una diretta informazione dell’attività dell’amministrazione e del consiglio comunale, perlomeno questo dovrebbe essere lo spirito con il quale è stato concepito il periodico. Queste le basi, le finalità. Negli ultimi numeri, pagine dedicate alle foto degli assessori in giunta, con nomi e mail di consiglieri di maggioranza, escludendo ogni voce critica dell’opposizione, nemmeno un piccolo trafiletto per dire che esistono. Paginate di pura propaganda senza un’anima e, spiace dirlo, nessuna delle attività di tante associazioni, tante persone che, pur non avendo incarichi pubblici, ma con il loro lavoro silente, contribuiscono a far crescere Albenga. Spariti anche i numeri utili che servono a comunicare con gli uffici comunali, le associazioni e tutti coloro con cui i cittadini si devono rapportare nella loro quotidianità.

Nel marzo del 2022, il noto professor Gino Rapa insieme ai “Fieui di caruggi” sono stati censurati dal sito della Regione Liguria per la crociata a sostegno dell’ospedale di Albenga, non potendo più pubblicare, commentare e vedere la pagina Facebook. Poi è successo, ad altre persone, anche ad Albenga.

A Febbraio 2024, infatti, il noto antisistema di Albenga Panfilo ha affermato “Sono stato bloccato nella pagina del comune di Albenga, la democrazia per questi amministratori non esiste. No alla censura, denunciare il degrado porta al bavaglio ad Albenga“. Per lui, oltre alla nostra redazione, si sono mobilitate parecchie persone sui social, anche la pagina del gruppo goliardico “Alassiowood” con diversi post ironici che chiedevano lo sblocco e la riammissione, cosa che è poi avvenuta nella giornata di domenica 3 marzo.

E infine l’ultima censura: Saverio Gaglioti, segretario e portavoce del gruppo civico Aria Nuova per Albenga, è stato “bannato” dalla pagina ufficiale di Facebook del Comune di Albenga dopo avere ufficializzato la discesa in campo alle prossime amministrative a sostegno di Nicola Podio, avversario dell’attuale amministrazione in carica.

Non sono segnali positivi, ma la speranza è che gli Amministratori di questa splendida città tornino sui propri passi, come hanno fatto con Panfilo. Difendiamo tutti la libertà di pensiero.

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