Savona

Le Carmelitane scalze festeggiano i loro 400 anni a Savona

“Diciamo ‘Grazie!’ alla città che ci ospita e ama dal 1623”

Le Carmelitane Scalze del Monastero Santa Teresa celebrano i quattrocento anni della loro presenza a Savona. Il 22 agosto 1623 madre Anna Maria (famiglia Centurione), suor Arcangela di Gesù (famiglia Spinola) e suor Maria Giovanna di Sant’Angelo (famiglia De Ferrari) salparono da Genova su due galee messe a disposizione dal duca di Tursi, accompagnate dal generale dell’ordine carmelitano. A Savona furono accolte trionfalmente ed ebbero come prima dimora quella del nobile Francesco Ferrero. Il loro primo monastero fu costruito nel 1627 vicino all’attuale piazza Aurelio Saffi. Dopo complicate vicende a metà ‘800 si trasferirono in un nuovo monastero, in cui rimasero fino al 1914, quando per l’ampliamento della ferrovia giunsero in via Firenze, dove si trovano tuttora.

Il programma dei festeggiamenti inizierà martedì 22 agosto alle ore 18 nel monastero con la messa presieduta dal vescovo Calogero Marino e alle 21 con un concerto. Mercoledì 23 agosto il teologo don Luigi Maria Epicoco alle 18 officerà la messa e alle 21 terrà una conferenza su “L’altro e gli altri”. Giovedì 24 agosto alle 18 si terrà la messa con padre Miguel Marquez Calle, preposito generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, e alle 21 ancora una conferenza. Le iniziative si prolungheranno in altri incontri dal 29 settembre al 2 ottobre, inserendosi in quelli dei centocinquant’anni dalla nascita di santa Teresa di Gesù Bambino.

“Il 24 agosto la nostra comunità celebrerà quattrocento anni di nascita nella nostra Savona – dicono le carmelitane scalze – Sarà un momento di ringraziamento a Dio e alla città che, anche se non ci conosce tanto, conta amici ed estimatori della vita monastica nel clero, nei religiosi e in tanti amici laici che ci amano e aiutano in diversi modi. Nel nostro mondo iperconnesso e abitato, anzi devastato da tante solitudini la realtà monastica, che privilegia il silenzio e la vita appartata, costituisce sempre una sfida e una domanda”.

“Oggi in una Chiesa che cerca vie nuove di evangelizzazione e testimonianza per una umanità disincantata e sanamente ipercritica di modalità desuete di trasmissione del messaggio cristiano la vita monastica non perde il suo mordente, ossia la forza di irradiazione che, per la povertà di chi la vive, è invito a riscoprire le radici umane più profonde e spesso inquietanti che urgono in ogni coscienza – proseguono – Papa Francesco ha recentemente parlato dei monaci come di ‘sorelle e fratelli che rinunciano a sé e al mondo per imitare Gesù sulla via della povertà, della castità e dell’obbedienza e intercedere a favore di tutti'”.

“Chiediamo alla comunità cristiana e ad ogni persona di buona volontà di aiutarci a vivere la nostra gioiosa rinuncia per un servizio alla Chiesa e all’umanità che possa renderci davvero ‘il cuore pulsante dell’annuncio, affinché tutto ciò che è umano abiti in noi per essere portato a Cristo’ e i nostri cuori siano come un”antenna di trasmissione’ dei drammi, le angosce, l’inquietudine di tanti fratelli e sorelle e per essere ‘ponte di intercessione’, come ci vede Francesco e ci ha sempre visto la Chiesa – concludono – Il Carmelo di Savona, minima espressione di quella che il Santo Padre chiama ‘riserva nella Chiesa, forza che porta avanti il popolo di Dio’, ringrazia la città che lo accolse nel 1623 e continua ad ospitarlo e amarlo”.

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