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L’artista finalese Nenne Sanguineti Poggi in mostra alla Biennale di Venezia (foto)

Ospite della rassegna "italiani ovunque"

Dal nostro inviato Claudio AlmanziVenezia. Una delle figure liguri più importanti alla Biennale d’Arte di Venezia di quest’anno è senza dubbio Nenne Sanguineti Poggi. Adriano Pedrosa e Sofia Gotti curatori della rassegna “Italiani Ovunque” all’Arsenale l’hanno inserita nel nucleo di artisti italiani che hanno lasciato in passato il nostro Paese per vivere e lavorare all’estero. Fra loro anche Gino Severini, Joseph Stella, Gianni Bertini, Aligi Sassu, Tina Modotti ed Anita Malfatti.

Nata a Savona da famiglia incline per generazioni alla cultura, le arti e le lettere ( la madre apparteneva all’illustre famiglia genovese dei Brigante, Nenne Sanguineti Poggi si trasferì a Savona dopo il matrimonio con Poggio Poggi. Il nonno paterno, Vittorio Poggi, noto avvocato, giornalista, soldato e patriota, archeologo e figura pubblica, fu anche un autorevole studioso della lingua Etrusca, sovrintendente del Museo Archeologico di Firenze, Commissario delle Arti e Monumenti per Genova e la Liguria. Nenne iniziò la sua attività di pittrice nel “Gruppo ligure”: a 14 anni il padre le procurò come maestro il pittore Eso Peruzzi, che per tre anni ne curò la formazione nelle arti figurative.

Suoi disegni ed olii furono esposti in occasione di mostre con il Gruppo ligure di Savona a Genova, Sanremo, Napoli, Torino e Venezia, dalla Galleria Fontana e dalla Triennale di Milano: ebbe recensioni da critici come Zanzi (Gazzetta del Popolo, Torino) e Pennone (Secolo XIX, Genova). In quegli anni, pubblicò anche disegni di modelli di haute couture per la rivista Moda italiana. A partire dal 1930 entrò in contatto con la Manifattura ceramica artistica di Tullio Mazzotti (in arte Tullio d’Albisola), dove seguì il ceramista e scultore Arturo Martini. Frequentò Paolo Rodocanachi, Eugenio Montale, Camillo SbarbaroElio VittoriniCarlo Emilio Gadda , Agenore Fabbri e Filippo Tommaso Marinetti.

Nel 1937 si sposò per procura con l’ingegnere Tito Sanguineti e lo raggiunse in Eritrea, terra dalla quale rimase affascinata. Rientrò in Italia nel 1940 e durante la Seconda Guerra Mondiale restò distante dal marito. Nel 1941, morì suo padre. In quel periodo lavorò a Milano con il gruppo dLucio Fontana. Partecipò a una mostra collettiva a Genova nel 1947 e a un’altra a Milano nel 1948, ma subito dopo ritornò in Eritrea. Negli anni 1950 fu inviata speciale all’ONU per i quotidiani L’ora del popolo e Il Gazzettino. Rientrata definitivamente in Italia nella primavera del 1970, si stabilì a Finale Ligure. Nel 1983 si diplomò all’Accademia delle arti dell’incisione “Chagall”. È morta nel pomeriggio della Domenica delle Palme, il primo aprile 2012, a due mesi dal suo 103º compleanno.

La Sanguineti Poggi è stata inserita nel padiglione dedicato agli artisti italiani che hanno lavorato e vissuto in Africa. L’artista visse in Eritrea dal 1937 fino al 1970 e realizzò importanti opere nelle quali descrisse con amore gli usi, le tradizioni, il lavoro ed il paesaggio eritreo. La scelta della Gotti e di Pedrosa, di inserire l’artista nel nucleo degli italiani emigrati di “Italiani Ovunque” è anche la coraggiosa risposta da parte del curatore della Biennale 2024 a coloro che, a vario titolo, l’hanno criticato per aver centrato l’esposizione di quest’anno (intitolata “Stranieri Ovunque”) sulle tematiche legate al Sud del mondo.

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