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L’agricoltura eroica di Liguria si racconta ad Azzurro, pesce d’autore sul porto di Andora

“Qual’è il giusto prezzo per un vino o un olio EVO bio, quando dietro a un prodotto c’è l’impegno etico di recuperate aree boschive abbandonate, ricostruire muri a secco, fare rinascere un uliveto o piantare una vigna là dove prima c’erano solo rovi?”

È la riflessione portata ad “Azzurro Pesce d’Autore”, da Angelo Taranto dell’Azienda agricola bio Meo Modo, probabilmente la più piccola in Italia, che ha parlato di quella che viene definita l’agricoltura eroica, invitato dalla Pro loco di Andora organizzatrice, per conto del Comune, della mostra mercato che prosegue fino alle 19.00, del 21 maggio, nel porto di Andora.  

“L’agricoltura eroica è l’agricoltura tipica della Liguria dove si coltiva su terrazzamenti, fasce strette e territori impervi in cui è escluso l’uso di grandi mezzi meccanici e l’agricoltore opera praticamente a mano – ha spiegato Angelo Taranto – La cura e l’impegno danno prodotti sani, buoni e di  qualità. Queste aziende fanno concreto presidio del territorio i cui costi di cura e manutenzione non potranno mai essere completamente recuperarti dal prezzo di vendita del prodotto”.  

Tutto ciò è ancora più evidente nel caso di chi, come Taranto, ha deciso di coltivare là dove non lo si faceva da tempo. In 12 anni di lavoro ha strappato ai rovi molti terreni sulle alture di San Damiano di Stellanello, ha fatto rinascere uliveti che il fuoco aveva distrutto, ha piantato una vigna. Oggi ha probabilmente la più piccola azienda bio d’Italia: Meo Modo  ha conquistato il prestigioso premio Heroic Olive Growing Award nell’ambito del concorso internazionale organizzato da Lodo Guide. Sul mercato ha due prodotti bio: l’olio extravergine d’oliva Meo Modo e il vino Pigato Cà di Papi, dal nome della località di Stellanello dove sorgeva un vecchio frantoio di famiglia ora cantina. Le quantità prodotte sono naturalmente ridotte.  

“L’agricoltura eroica ha bisogno di sostegni pubblici che riconoscano l’impegno di salvaguardia del territorio – spiega Taranto – perché non sfrutta la terra, non snatura la fisionomia delle colline, ma rispetta ciò che è il simbolo della nostra Liguria e ci rappresenta nel mondo. Non parlo solo di me, ma di chi vuole lasciare qualcosa sul territorio, preservare l’entroterra, ricostruire muri a secco là dove c’è pericoloso abbandono. Un entroterra coltivato è meno fragile, a tutto vantaggio della collettività. Nella mia sfida ho avuto l’aiuto di amici, della famiglia,  ho raccolto i consigli dei vecchi contadini e ho avuto la fortuna che un enologo di tutto rispetto si appassionasse al mio  progetto. Sono grato ai consumatori sensibili e ai ristoranti che sostengono l’agricoltura eroica con le loro scelte, sapendo che spendendo un po’ di più stanno aiutando una economia agricola tradizionale e le professioni ad essa legate”.

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