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La responsabilità dei divulgatori nell’era dell’informazione: l’ esempio di Monsignor Viganò

I pericoli di un mondo sempre più veloce e sempre più interconnesso

di Flavio Lenardon. Nel mondo dei mass-media, dove ogni notizia ha il potenziale di raggiungere milioni di persone in pochi secondi, la responsabilità dei divulgatori è immensa. Essi devono bilanciare il desiderio di catturare l’attenzione del pubblico con l’obbligo morale di fornire informazioni accurate e ben fondate. La controversia riguardante Monsignor Carlo Maria Viganò è un esempio perfetto di come la mancanza di obiettività e l’insufficienza di un rigoroso esame critico delle fonti possano esacerbare divisioni e malcontento, minando il tessuto sociale e morale della comunità.

Monsignor Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, è diventato una figura polarizzante all’interno della Chiesa cattolica. Le sue dure critiche contro Papa Francesco e il Concilio Vaticano II, che egli considera una deviazione dalla vera dottrina cattolica, hanno sollevato un polverone mediatico. Viganò ha respinto l’autorità del Vaticano, rifiutandosi di presentarsi al processo ecclesiastico convocato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, e ha accusato i vertici della Chiesa di eresia e tradimento.

Per i divulgatori, è fondamentale perseguire l’obiettività e verificare attentamente le fonti delle informazioni che diffondono. Le dichiarazioni di Viganò, per quanto clamorose e capaci di generare audience, devono essere contestualizzate e analizzate criticamente. È essenziale riportare non solo le accuse, ma anche le risposte e le posizioni ufficiali della Chiesa, al fine di fornire un quadro completo e bilanciato. Un giornalismo responsabile dovrebbe andare oltre le dichiarazioni sensazionalistiche, cercando di comprendere e spiegare le ragioni più profonde delle controversie.

L’onestà intellettuale è un altro pilastro fondamentale. I divulgatori devono essere pronti a mettere in discussione le proprie convinzioni e ad affrontare le complessità delle questioni che trattano. Nel caso di Viganò, ciò significa esaminare non solo le sue critiche, ma anche il contesto storico e teologico in cui esse si inseriscono. Il Concilio Vaticano II, ad esempio, ha rappresentato un momento di apertura e rinnovamento per la Chiesa cattolica, enfatizzando l’inclusione e il dialogo interreligioso. Un approccio critico deve considerare i motivi per cui alcune figure all’interno della Chiesa possono vedere questi cambiamenti come problematici.

La sensibilità morale ed etica è cruciale per evitare che la divulgazione di notizie contribuisca a creare divisioni e conflitti. Le parole e le azioni di figure come Viganò possono alimentare sentimenti di scontento e malumore, specialmente in un’epoca di grandi sconvolgimenti sociali. È responsabilità dei mass-media non dare spazio a personaggi che, pur creando notizia e audience, non giovano né alla verità né al bene comune.

Un utile strumento per i divulgatori può essere il famoso test dei tre setacci di Socrate: verità, bontà e utilità. Prima di diffondere una notizia, chiediamoci: È vera? È buona? È utile? Applicare questo test alle dichiarazioni di Viganò potrebbe aiutare a filtrare le informazioni che, pur essendo clamorose, non contribuiscono in modo positivo al dibattito pubblico.

In un mondo sempre più interconnesso e complesso, i divulgatori devono esercitare un alto grado di responsabilità. Devono cercare l’obiettività, verificare le fonti, mantenere l’onestà intellettuale, sviluppare una capacità critica e possedere una profonda sensibilità morale ed etica. Solo così potranno evitare di alimentare divisioni e conflitti inutili, contribuendo invece alla costruzione di una società più informata, coesa e giusta. Il caso di Monsignor Viganò è un promemoria potente di quanto sia importante per i mass-media operare con integrità e discernimento.

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