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La miopia delle amministrazioni comunali: sacrificare il tessuto sociale sull’altare dei grandi Centri Commerciali

La sterile corsa al consumismo senza scopo

di Flavio Lenardon. Nella frenetica corsa verso il progresso economico, le amministrazioni comunali spesso cadono vittime di una miopia devastante, cedendo alla tentazione di aprire le porte ai giganteschi templi del consumismo: i grandi centri commerciali.  Convinti che questi mastodontici complessi possano essere il Santo Graal dell’occupazione, gli amministratori ignorano deliberatamente le conseguenze devastanti che questi colossi hanno sul tessuto sociale, relazionale e commerciale delle comunità locali. L’illusione che i grandi centri commerciali possano essere un faro di lavoro per le masse è presto dissolta quando ci si rende conto dell’atroce prezzo che il tessuto sociale deve pagare. 

Mentre si aprono le porte ai colossi del consumo, si chiudono le porte alla solidarietà, all’accudimento e alla vicinanza umana. I legami comunitari si sgretolano, sostituiti da uno sterile individualismo consumistico. Il tessuto relazionale, precedentemente intessuto da anni di vicinato e condivisione, viene lacerato. I rapporti umani cedono il passo alle relazioni transazionali, dove il denaro è l’unica lingua parlata.  La vita di quartiere, una volta vibrante e vivace, viene sostituita da un deserto di cemento animato solo dalle insegne dei marchi globali.

Ma non è solo il tessuto sociale a soffrire, bensì anche il tessuto commerciale locale. Mentre le luci al neon dei grandi centri commerciali brillano, i piccoli negozi di quartiere spengono le loro insegne per sempre. Il tessuto economico, una volta ricco di diversità e unicità, diventa uniforme e anonimo. I commercianti indipendenti, pilastri della comunità, vengono schiacciati dalla concorrenza spietata dei giganti del commercio.

Eppure, la perdita più grande è quella dei valori umani. Mentre i grandi centri commerciali accumulano ricchezze da trasferire altrove, lasciando le comunità locali a soccombere nell’indigenza economica, la solidarietà e l’accudimento svaniscono lentamente. Gli anziani e le persone con difficoltà di movimento, vengono trascurati e dimenticati in questo frenetico inseguimento del profitto.

È un errore fatale credere che l’occupazione offerta dai grandi centri commerciali compensi la devastazione che causano. Sì, possono essere creati alcuni posti di lavoro, ma a quale costo? Il costo di una comunità divisa, di un tessuto sociale lacerato, di un commercio locale annientato. L’illusione di prosperità economica è solo un velo sottile che nasconde la vera tragedia che si sta consumando sotto i nostri occhi.

È tempo che le amministrazioni comunali aprano gli occhi e rifiutino la sirena dei grandi centri commerciali. È tempo di investire nelle piccole imprese locali, nel commercio di quartiere, nei legami umani che danno vita alle nostre comunità. Solo allora potremo ricostruire il tessuto sociale, relazionale e commerciale che è stato sacrificato sull’altare del profitto.

La sfida è grande, ma la scelta è chiara. È il momento di dare priorità alla dignità umana sopra il denaro, alla solidarietà sopra l’egoismo, alla comunità sopra il consumo. Solo così potremo guarire le ferite inflitte dal miraggio dei grandi centri commerciali e costruire un futuro basato sulla vera ricchezza delle relazioni umane.

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