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Tendenza

La decadenza dell’italiano, una lingua in fase di estinzione?

La scarsa resilienza lessicale degli italiani: forestierismi che uccidono la nostra lingua

di Flavio Lenardon. A fare il punto sulla situazione attuale della nostra lingua e sulla sua prossima evoluzione è da sempre l’Accademia della Crusca e che stando alle previsioni afferma che fra pochi anni si parlerà un italiano molto semplificato, fitto di inglesismi e americanismi, assieme ad un moderno slang di derivazione elettronica proveniente dal web.

Ad avere la meglio sono forestierismi, inteso come parole al di fuori della lingua italiana, sospinti dall’irrefrenabile avanzare della tecnologia e dall’incombenza sempre più ingestibile del mondo digitale. Basti riflettere sull’insediamento di parole come “taggare”, “chattare”, “postare”, e mentre i francesi il “mouse” lo chiamano “souris”, noi italiani lo abbiamo concepito linguisticamente solo attraverso il termine inglese e questo è solo un esempio di come non siamo linguisticamente resilienti. Spesso non si ha coscienza delle conseguenze apportate dai forestierismi, dettati anche dalle trasformazioni del mercato. La parola “location”, che oramai è entrata nel vocabolario comune per indicare dove si svolge o dove svolgere un evento, ne uccide almeno tre italiane: luogo, sito e posto.

In estinzione anche parole di stampo umanistico, della tradizione latina e greca, infatti il nostro futuro linguaggio sarà di gran lunga meno colto: tutte quelle parole di stampo greco-latino, cadranno in disuso ed è per questo che lo Zingarelli ha pensato di  farle affiancare graficamente da un fiorellino, proprio per poterle salvare e ricordare la loro importanza culturale. Eliminare termini, per esempio, come ‘abnegazione’ e ‘adempto’, ci distanzierà, spingendoci verso un linguaggio banalizzato, dalle nostre più profonde radici culturali.

Se tutto ciò non bastasse ecco il congiuntivo, un animale in via di estizione

Il congiuntivo già oggi, sopratutto tra le varie neo nominate generazioni: Gen X, Gen Z, Millennials, Gen Alpha, è stato ampiamente sostituito dall’indicativo persino nella forma scritta. 

Certamente nel parlato il modo indicativo può risultare più efficace del congiuntivo, basti pensare a elocuzioni del tipo “Penso che sei forte” contro “Penso che tu sia forte”. Ma questa tendenza ha cannibalizzato anche lo scritto e il facile presagio è che in futuro il “nostro” si estinguerà, se non del tutto, rimarrà di certo una specie da salvare. 

Questi sono semplici esempi di come l’impoverimento linguistico avanzi in modo veloce, troppo veloce; anche il fenomeno delle migrazioni e del multiculturalismo spontaneo ha favorito la semplificazione della lingua, di certo in questo caso per necessità, quello che invece ha dato maggior impulso a questo “adeguamento” è la gabbia digitale, la supremazia elettronica sta demolendo le basi dei concetti, del dialogo e di conseguenza della crescita positiva di una lingua, andiamo verso un calderone mediatico senza precedenti. Se in passato le nostre lingue erano: dell’Occidente il Latino e dell’oriente il Greco, ora non è facile fare previsioni specifiche:

Ci saranno certamente verbi e vocaboli, espressioni e concetti nuovi e saranno sempre più spesso legati al mondo di Internet, già oggi molto sterili e monotoni, tanto che c’è sempre necessità di superlativi assoluti per ogni frase, altrimenti non se ne percepisce la profondità espressiva. Per di più, con l’avvento dei messaggi vocali, sempre più usati dai giovani, e dei programmi di dettatura, il pericolo di scardinare completamente la nostra bella lingua e con essa demolire Dante è reale. 

Lo sappiamo per certo, la dittatura degli emoticon andrà avanti imperterrita, togliendoci il piacere e finanche la dolcezza della parola. 

La domanda che ora viene spontanea è: resisterà il logos o verrà sostituito da AI? 

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