In Regione/ Claudia Morich, la “Signora dei Conti” che unisce le epoche della Liguria
Dalle riforme di Burlando all’era Toti, una dirigente modello per piazza De Ferrari

In un mondo politico fatto spesso di slogan e grandi proclami, c’è chi preferisce far parlare i fogli Excel. Claudia Morich, neo-assessora al Bilancio della Regione Liguria, si è presentata così: «Sono abituata ai numeri, meno alle parole». Una frase che è quasi un manifesto programmatico per quella che, a tutti gli effetti, è la memoria storica dei conti liguri.
La sua nomina, arrivata con il placet convinto di Forza Italia, non è figlia del caso ma di una competenza sedimentata in decenni di lavoro dietro le quinte. Morich non è un volto nuovo per i corridoi di Piazza De Ferrari: è stata la “custode” del bilancio regionale fin dai tempi del centrosinistra di Claudio Burlando, mantenendo saldamente il timone durante tutto il decennio targato Giovanni Toti. La sua promozione da dirigente a membro della giunta è un evento raro, che trova un solo precedente nella storia ligure: quello di Renata Oliveri. Ma Morich assicura che il cambio di poltrona non cambierà il suo metodo: «Non cambierò e continuerò a discutere con il presidente grazie alla mia squadra». Dietro la scrivania dell’assessorato, la sfida è ambiziosa. Morich punta il dito su un paradosso tutto ligure: Nonostante i proclami, la finanza regionale resta “derivata”, ovvero legata a doppio filo ai trasferimenti da Roma. La Liguria detiene il primato di regione più anziana d’Europa. Un record demografico che però si traduce in costi sanitari e sociali altissimi, che — secondo l’assessora — non vengono riconosciuti a sufficienza nei riparti nazionali. «Dobbiamo farlo valere», promette, preannunciando una battaglia tecnica e politica sui tavoli romani.
Ma chi è Claudia Morich oltre i bilanci? Se professionalmente ha servito con lo stesso rigore sia il centrodestra che il centrosinistra («Ho sempre lavorato per l’ente»), la sua storia personale ha radici profonde che ne hanno forgiato l’identità politica. È lei stessa a raccontarlo con orgoglio: «Sono figlia di esuli giuliano-dalmati». Un’eredità fatta di resilienza, memoria e amore per la patria che l’ha naturalmente orientata verso i valori del centrodestra. Una storia di famiglia che oggi si intreccia con il futuro economico di una regione che ha deciso di affidare i propri conti a chi, quei numeri, li conosce da sempre.








