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Tendenza

Il teatro della vanità: la politica senza pubblico

uno squallido teatrino della politica

di Flavio Lenardon. Una grottesca corsa ad ostacoli per dimostrare, in un caso le pecche di una parte che non ha eseguito nel corso del suo mandato sufficienti opere ed operazioni atte a rendere la città migliore. Dall’altra parte un proclama dietro l’altro per dimostrare quanto sia stato fatto o quante operazioni sono state eseguite per porre rimedio alle carenze o per migliorare la vivibilità della città. Nel contempo la denigrazione del prossimo e le bacchettate per ogni sospiro errato, per ogni occasione mancata, senza badare al perché di certi atti o alle motivazioni delle scelte, ogni giornata assume tinte fosche e tragiche, se non fossero ad un certo punto tragicomiche, ogni notizia strumentalizzata in modo goffo da chiunque debba far schierare l’astante dalla sua parte. In entrambi i casi un teatrino squallido di strilloni che osannano se stessi in una lotta impari di pochezza.

Ed in tutto ciò vi sono i cittadini, le persone, gli spettatori, quelli non schierati soprattutto che rimangono attoniti come quando proprio a teatro con il naso al palco si guarda una commedia delle parti sapendo che mai si sarà sul palco, che mai un proprio pensiero sarà considerato, che mai una battuta avrà come protagonista lo spettatore. 

Lo spettatore oramai disincantato, s’è annoiato di questo teatro, rimane interdetto da questo spettacolino miope e grossolano, non si stupisce più delle arlecchinate dei Pulcinella, perché quello spettacolo è montato ad arte, ma senza cuore, senza nobiltà, senza il trasporto della nobile arte, dimenticando che è proprio lo spettatore che ha pagato il biglietto! 

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