Cultura
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Il 28 aprile alle ore 15.30 nella sala consiliare del Comune di Testico i giovani racconteranno l’Eccidio di Testico

L'evento è curato dal prof. Riccardo Aicardi e da Giacomo Aicardi, con il patrocinio del Comune.

di Marco Bertolino. L’Eccidio fu compiuto dai nazisti il 15 aprile del 1945 a dieci giorni dalla liberazione, quando semplici cittadini vennero prelevati a Ginestro, piccola frazione del Comune di Testico, da una pattuglia di soldati tedeschi e portati nel capoluogo comunale davanti alla Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. Lì i nazisti fecero irruzione in chiesa ed interrotta la messa domenicale prelevarono i fedeli in preghiera. Il parroco Don Mantello comprese immediatamente il pericolo e senza esitazione spinse i chierichetti Costantino, Aldo e Attilio nell’uscio che immette nel piccolo locale del campanile, dove rimasero nascosti sino a quando vennero richiamati dal prete dopo un paio di ore uscendo sul sagrato deserto. Tra loro c’era Danio Costantino, un testimone vivente, che prima di nascondersi vide portare via il padre seduto davanti a sé sulla prima fila di panche della Chiesa. I fedeli vennero fatti uscire dal luogo sacro e radunati insieme agli altri sul sagrato; poi tutti incolonnati e legati con i ferri vennero condotti a piedi sino al poggio di Costa Binella, poco sotto il passo del Ginestro e lì trucidati: sulle donne venne usata indescrivibile violenza. Sul luogo del massacro è posto, in memoria di loro, un cippo e tutte le primavere la natura fa sbocciare primule gialle e moltitudini di fiori chiamati “non ti scodar di me”.

L’8 novembre 2004 è stata conferita dal Presidente della Repubblica al Comune di Testico la Medaglia d’Argento al Merito Civile con questa motivazione: “Piccolo paese dell’entroterra ligure di appena duecento abitanti fu oggetto di un efferato episodio di guerra: ventisette suoi concittadini furono presi in ostaggio e barbaramente trucidati per rappresaglia da truppe naziste. Due donne presenti nel gruppo vennero prima violentate e poi sventrate con i moschetti d’ordinanza. Nobile esempio di spirito di sacrificio e di elette virtù civiche.

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