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Tendenza

I giovani e la spiritualità lontana

Il canto gregoriano tra storia e modernità

di Flavio Lenardon. Nei giovani è incessante la ricerca interiore anche con momenti di meditazione e della ricerca di significati per l’essere e per l’esistenza. Per mancanza di conoscenza e per l’apparente carenza di impegno e di minori implicazioni sociali, questa ricerca si rivolge in modo quasi esclusivo verso le filosofie orientali, panteiste, politeiste e lontane simbolicamente, mentalmente e moralmente, dal nostro mondo occidentale. Filosofie di cui comprendiamo, del loro profondo, poco o nulla. Il vantaggio delle cose prese superficialmente o poco comprese in modo integrale, e nella loro vera essenza, è che non c’è vera responsabilità, né vero coinvolgimento, se non nella parte emotiva. 

La necessità di spiritualità viene apparentemente appagata, perché attraverso gesti, parole e canti di cui si ignorano i significati intimi e le implicazioni, non c’è vero contatto con la nostra sfera spirituale profonda.  Eppure avremmo degli strumenti straordinari a nostra disposizione per meditare anziché i cosiddetti “mantra” che tanto vanno di moda oggi giorno i quali  sono canti/preghiera di filosofie orientali che non comprendiamo e mai comprenderemo nella loro vera essenza. Abbiamo delle composizioni che si addentrano nel profondo delle nostre radici culturali e religiose, sono delle potenti composizioni attuate in modo mirabile attraverso i secoli del nostro passato storico religioso, ed è il Canto Gregoriano.

Il canto gregoriano è per eccellenza una meditazione continua della parola. Una caratteristica del canto gregoriano infatti è quella di ricoprire, con brani appropriati, tutti i testi delle solennità, delle feste e dei momenti di memoria. Basta sfogliare i libri di canto per rendersi conto della mole di componimenti e, soprattutto, della freschezza, attualissima e brillante, di un repertorio che costituisce un tesoro incommensurabile nel favorire una sorta di meditazione continua della liturgia cantata. Un unicum assoluto il genere del gregoriano che si configura nella storia del canto sacro, come meditativo in ogni testo, dalla Liturgia delle Ore alla Liturgia eucaristica ogni momento trova il suo specifico canto. 

Una tale enormità di repertorio ha richiesto secolo e secoli di scritture, coinvolgendo tantissimi autori per lo più anonimi, ovviamente ed intuitivamente confacente all’antica sensibilità del mondo monastico.

A distanza di secoli rimane almeno doverosa per tutti la conoscenza di questo antico repertorio che si presenta come il rivestimento sonoro della meditazione e della profonda spiritualità cantata e narrata. Per i meno mistici rimane la curiosità di una lezione storica di altissimo livello che non ha confronti, soprattutto per l’intrinseco connubio fra testo e musica, spiritualità e canto, non seconda ad alcun “mantra”.

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