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Tendenza

Dopo quasi mezzo secolo ha ritrovato il suo eroe, l’uomo che gli salvò la vita

Dopo quasi mezzo secolo ha ritrovato il suo eroe, l’uomo che gli salvò la vita. Un cerchio che si è chiuso in un abbraccio commovente. La storia è stata raccontata dall’edizione milanese del Corriere della Sera. Roberto Cogliati, lecchese, 56 anni, ha finalmente trovato il suo «angelo custode» che di nome fa Bruno Folco, 84 anni da Finale Ligure. Il vigile urbano che il 7 luglio del 1977, a Borghetto Santo Spirito, località in provincia di Savona, non esitò a mettere in gioco la propria vita per strappare Roberto, che all’epoca aveva 10 anni, dalla scossa elettrica di una giostra difettosa.

I due, pochi giorni fa, grazie alla tenacia di Cogliati, oggi manager affermato e papà di due ragazze, si sono rincontrati per la prima volta dopo 46 anni: «Faceva caldo quella mattina a Borghetto Santo Spirito — racconta Cogliati — . Io e i miei amici, dopo aver fatto il bagno, giravamo nel piccolo luna park allestito su un molo. C’era un “tirapugni” col pallone rimasto giù. Una tentazione: andai per colpirlo. Avevo ancora i piedi nudi e bagnati; al contatto con la pedana della giostra rimasi folgorato. Poi non ricordo più nulla. So solo quello che mi hanno raccontato. Un vigile urbano intervenne e mi mise in salvo anche se rimasi in coma quattro ore e feci un mese in terapia intensiva. Mi ero ustionato internamente e fu una fortuna che l’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure fosse specializzato in grandi ustioni. Da allora non avevo più avuto modo d’incontrare quel vigile». 

Bruno Folco, che ora vive ad Albenga, quel giorno era in servizio sulla spiaggia: «Feci solo il mio dovere — racconta oggi —, ero in servizio lì vicino. Sentii urlare “È morto! E’ morto!” e vidi la gente scappare. Corsi in senso contrario e capii subito quello che stava accadendo. Senza pensarci mi buttai su quel bambino per staccarlo dalla giostra. E svenni: per quell’istante avevo preso una bella scossa anch’io! Tanto che poi fui ricoverato in ospedale qualche giorno. Ma pensavo al bambino. Aveva buchi sula pelle causati dalla corrente, ustioni sulle mani, sul torace, sotto il mento. Pensai: speriamo si salvi e che non abbia danni cerebrali. Poi in ospedale mi venne a trovare il papà. Per ringraziarmi. Lo persi di vista; arrivarono gli encomi ufficiali, i complimenti di molti. Per anni mi sono chiesto cosa ne fosse stato di quel bimbo. Se stesse bene, cosa facesse».

«Io ho sempre avuto presente che a quel vigile urbano dovevo la vita — continua Roberto Cogliati —. Ma quest’estate, girando in moto per la Liguria, sentivo che era il momento di rintracciarlo. Anche a costo di scoprire che non c’era più… Avevo con me solo un ritaglio di giornale dell’epoca (nella foto) che riportava però il cognome sbagliato. Ho fatto avanti e indietro fra Pietra, Albenga, Finale. Sono andato prima all’anagrafe di Borghetto, poi al comando dei vigili locali. Sono risalito al vero cognome e ho scoperto che il suo numero di matricola era il 7. Grazie anche alle indicazioni di altri vigili urbani in pensione, ho saputo dove abita. Un suo amico lo ha riconosciuto e finalmente ho potuto rincontrarlo. Per me rimane un superuomo».

Emozioni forti, lunghi abbracci, lacrime di gioia: «Incontrarlo dopo tanti anni — aggiunge l’ex vigile Bruno Folco —, quasi mezzo secolo, è stata un’emozione. Ogni volta che vedo il mio nipotino che ha 10 anni mi veniva in mente quel bambino. Trovarmelo di fronte sano, ormai uomo e padre, è stata un vera gioia. Non pensavo di rivederlo, anche perché di lui ricordavo solo il nome». «È stato un momento bellissimo — gli fa eco Cogliati —. Come un cerchio della mia vita che si chiude. Gli devo così tanto e non solo io. Non sono stato il solo bambino salvato da lui». 

Ricordi che si accavallano, uno in particolare nella mente lucidissima dell’ex vigile: «Sì, nel mio lavoro mi è capitato di salvare altre persone: una volta mi arrampicai su un balcone, per saltare su un altro. C’era un bimbo diversamente abile che stava per cadere. Mi resta la soddisfazione di aver fatto il mio dovere per la gente. Non mi piaceva tanto dare multe. Lo facevo controvoglia».

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