Auguri a tutti i papà
L’Ombra del Giusto: Il Silenzio e il Coraggio di Giuseppe di Nazaret

di Flavio Lenardon. Di fronte a un dilemma che avrebbe spezzato chiunque, Giuseppe di Nazareth, l’uomo della stirpe di Davide, ha scelto la via più difficile: l’obbedienza all’invisibile.
Un esempio che oggi, nel giorno della sua festa, parla a ogni Padre.
Nella narrazione millenaria che avvolge la nascita del Cristianesimo, c’è un uomo che emerge per la sua assenza di parole e la sua densità di azioni: Giuseppe, discendente di re ma artigiano del legno, un falegname, incarna un paradosso vivente: la forza della dedizione assoluta unita a un’umiltà che rasenta l’annullamento di sé.
Dietro l’iconografia del cosiddetto “padre putativo” si nasconde e si narra il dramma di un uomo che ha dovuto navigare in acque dove la logica umana naufraga miseramente.
Immaginiamo la condizione umana di Giuseppe della fine del primo secolo avanti Cristo, un cittadino esemplare, uomo rispettoso della Legge, promesso sposo a Maria, che si ritrova davanti a una realtà inspiegabile ed inconcepibile.
Secondo il diritto del tempo, l’infedeltà femminile non era solo un tradimento affettivo, era un vero e proprio reato, sociale e religioso, punibile con la lapidazione.
Qui emerge la prima, enorme difficoltà: il conflitto tra giustizia e misericordia.
Giuseppe non vuole esporre Maria al pubblico ludibrio e decide di restare accanto ad una donna che chiunque avrebbe cacciato e denunciato.
Un tormento interiore indicibile: scegliere tra ciò che è legalmente corretto e ciò che si percepisce essere moralmente profondo, è l’obbedienza oltre la ragione.
Il salto di qualità in Giuseppe di Nazareth avviene in sogno, lo spazio dove l’impossibile diventa chiamata.
Accetta la paternità di un figlio geneticamente non suo, sapendo che il mondo lo avrebbe guardato con sospetto o scherno.
Una dedizione che richiede una fede totale, che umanamente è inarrivabile.
Bisogna però prestare la massima attenzione a questo che è il mistero della fede: non è una sottomissione passiva, è un puro e liberale atto di volontà.
Egli si fa custode di un qualcosa che non riesce a comprendere completamente, mettendo da parte il proprio onore e, diremmo oggi, mettendo in discussione la propria “comfort zone”.
Eppure le difficoltà sono le stesse di molti padri moderni:
Protezione: la fuga in Egitto, un’odissea per garantire sicurezza alla famiglia contro ogni avversità.
Insegnamento: la trasmissione del valore del lavoro e della giustizia.
Sostegno discreto: il pilastro che non reclama il palcoscenico, ma che permette agli altri di camminare sicuri.
In un’epoca che celebra l’ego e la visibilità, Giuseppe ci insegna che la vera grandezza risiede nel saper restare.
Restare nel dubbio, restare nel sacrificio, restare nell’amore.
Oggi, nel giorno consacrato alla sua memoria, questo racconto diventa un ringraziamento collettivo.
A tutti i papà che affrontano dilemmi quotidiani, che scelgono la dedizione anche quando la strada è in salita e che, con il loro “sì” silenzioso, proteggono il futuro dei propri figli.
Buona festa e tanti auguri dunque a tutti i Papà, soprattutto a Pietro, il mio Papà.






