Cultura
Tendenza

Artisti e scrittori negli anni d’oro di Bocca di Magra

I cimeli visibili ancora alla "Capannina" da Ciccio

di Claudio Almanzi. Bocca di Magra. Alla ricerca dei luoghi nei quali gli intellettuali e gli artisti, amici dell’editore Einaudi, si incontravano a Bocca di Magra. Questo l’obiettivo della nostra visita in Versilia. E siamo stati fortunati perché abbiamo incontrato addirittura una testimone diretta di quel periodo d’oro: una signora dalla non più tenerissima età che ci ha raccontato quello splendido momento fra la fine della guerra e gli anni Settanta. “Ricordo- ci ha raccontato R.B.- che Montanelli e Soldati si incontravano alla Villa “Gli Olivi” di Luigi Biso ed Idina Fabbricotti, oppure al Concilio, o da Mario Guelfi, storico proprietario del ristorante da Ciccio La Capannina, con l’editore Giulio Einaudi. E di qui passavano intellettuali, artisti e scrittori come Vittorini, Biso, Gadda, la Ginzburg, Fortini, Bassani, Quasimodo, Sereni, Pavese e grandi artisti come Treccani, Bertini, Marini, Carrà, Maccari, Tosi, Birolli e tanti altri che ora non ricordo”. Proprio al Ristorante La Capannina ancora oggi è possibile ammirare una serie di stupende opere realizzate dai tanti artisti che hanno soggiornato a Bocca di Magra o si sono incontrati qui a partire dagli anni Sessanta ad oggi.  Tanti aneddoti di quel periodo d’oro di Bocca di Magra sono raccontati nel libro “La capanna sul fiume” edito dalla casa editrice di Bocca di Magra “ La Capannina” dello stesso Mario Guelfi. Questo luogo, un vero e proprio luogo del cuore, accoglie insomma un pezzo della storia di cultura italiana, visto che nel tempo si è affermato come il ritiro artistico e goloso di pittori, poeti, scrittori, editori e intellettuali di chiara fama. “Basta osservare le testimonianze che ne arricchiscono le pareti e le sculture che la abbelliscono- conclude la nostra guida R.B. che ha voluto rimanere nell’anonimato- La Capannina era nata nel 1951, per iniziativa di Domenico Guelfi, Ciccio era il suo soprannome. E la famiglia Guelfi ha continuato la sua opera, specializzandosi in una cucina sempre più di alto livello e conservando con amore quei cimeli straordinari del passato che grazie a loro ancora oggi possiamo ammirare”.

Nei giorni in cui abbiamo girovagato per la Versilia a caccia di scoop artistici siamo stati ospiti di un altro “luogo del cuore”: il Monastero di Santa Croce a Bocca di Magra, un luogo che racchiude un vero scrigno storico, architettonico, e naturalistico dove paesaggio, Fede e natura convivono in tutta la loro grandezza. Luogo meraviglioso sulla montagna che sovrasta Bocca di Magra nella villa Fabbricotti, con spiaggia ed un parco con addirittura due cammini, uno la Via Crucis e l’altro che riporta i quattro Misteri del Rosario. La vista è mozzafiato, le suore sono gentili e simpatiche, così come il personale ed i frati. Padre Giustino è una persona davvero speciale e carismatica con la quale è un piacere discutere. Le camere sono semplici ed essenziali ma c’è tutto il necessario. Attorno all’edificio principale si può godere di un parco profumato di oltre 10 ettari e ben tenuto, che arriva fino al mare ed alla spiaggia privata. Imperdibile visitare la parte antica del monastero dove la tradizione vuole che Dante Alighieri abbia composto alcuni canti del Purgatorio e dove è ospitata la chiesetta che racchiude un toccante Cristo di legno. Fu il Cardinal Anastasio Alberto Ballestrero, nel 1952, alla guida allora dei Carmelitani Scalzi, a scoprire, comprare e strappare alla speculazione edilizia questo scorcio straordinario di Liguria e volle che diventasse quello che ancora oggi è: una casa di spiritualità. 

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