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 Anche un gruppo di ingauni nei padiglioni di Hong Kong ed Azerbaigian alla Biennale di Venezia.

Quest'anno a curare la Biennale Arte è stato chiamato Adriano Pedrosa

dal nostro inviato Claudio Almanzi. Venezia. C’è una nutrita delegazione di appassionati d’arte ingauni e matuziani a visitare in questi giorni la 60esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Tra le più interessanti mostre quelle prposte nei padiglioni dell’Azerbaigian e di Hong Kong. Quest’anno a curare la Biennale Arte è stato chiamato Adriano Pedrosa. “Sono onorato e riconoscente – aveva detto Pedrosa nel ricoprire l’importante incarico – per questo prestigioso incarico, soprattutto come primo latino-americano a curare l’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, e di fatto il primo a risiedere nell’emisfero sud del mondo”. Ed in effetti il curatore brasiliano Pedrosa ha impostato questa edizione della Biennale, che si chiuderà il 24 novembre, in maniera molto innovativa e con l’occhio rivolto proprio al Sud del mondo.

“La 60esima edizione della Biennale Arte è già tutta nel suo titolo Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere commenta il presidente Pietrangelo Buttafuoco– Due parole potenti e “scandalose” che spalancano scenari attuali e universi possibili, al cui orizzonte si compone la linea di pensiero curatoriale, nitida nel colpo d’occhio della distanza, vibrante di contrasti complessi se osservata più da vicino”.  

Adriano Pedrosa è dal 2014 il Direttore Artistico del Museu de Arte de São Paulo Assis Chateaubriand, il famoso MASP, dove ha curato numerose ed importanti mostre, tra cui Histories of Dance (2020) e Brazilian Histories (2022). È stato premiato con il 2023 Audrey Irmas Award for Curatorial Excellence, conferitogli dal Central for Curatorial Studies del Bard College di New York. E la Biennale finora è stata visitata già da decine di migliaia di appassionati, oltre che dal Santo Padre, Papa Francesco, che si è soffermato soprattutto nel Padiglione della Santa Sede. Sono ben 86 le partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia.  Quattro i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: si tratta di Repubblica del Benin, Etiopia, Repubblica Democratica di Timor Leste e Repubblica Unita della Tanzania.

Al di là delle due sedi tradizionali dei Giardini e dell’Arsenale sono tante le mostre collaterali e le nazioni presenti alla Biennale in giro per la città. Vi segnaliamo in padiglione di Hong Kong con la personale di Trevor Yeung: “Courtyard of Attachment, Hong Kong in Venice”. Interessanti gli acquari che puntano ad attirare la nostra attenzione sul delicato equilibrio che dobbiamo raggiungere per preservare i nostri ecosistemi vulnerabili. Si tratta di acquari senza pesci vivi al loro interno che fanno riferimento ad elementi legati soprattutto alla cultura feng shui. La mostra è stata curata da Olivia Chow che, con approccio intelligente, conduce il visitatore ad incontrare una delle più importanti presenze ed espressioni della scena artistica contemporanea di Hong Kong.

Altra notevole e sorprendente presenza è il padiglione dell’Azerbaigian che presenta opere di tre artisti molto interessanti: Vusala Agharaziyeva, Irina Eldarova e Rashad Alakbarov. Crocevia di percorsi e di popoli l’ Azerbaigian è stato a lungo paese multiculturale ed ancora oggi il popolo azero possiede un’esperienza notevole nel promuovere il dialogoe l’unità fra i popoli. La mostra, partendo dal titolo della Biennale: “Stranieri ovunque”, propone l’utilizzo di una vasta varietà di media: pittura, installazione e video per esplorare il legame profondo fra luogo ed individuo. I tre artisti appartengono a tre generazioni diverse ed impiegano mezzi espressivi differenti, tuttavia i loro lavori rappresentano situazioni che intrecciano realtà e fantasia in cui l’essere umano deve superare l’alienazione e raggiungere un senso di appartenenza nello spazio osservato o immaginato.

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