
di Roberto Tomatis. Sono stati i numerosi esposti presentati da cittadini e associazioni, esasperati dalle gravi criticità nella gestione dell’acqua durante l’emergenza idrica che ha colpito Andora nel 2022 e 2023, a far scattare il decreto di perquisizione e sequestro di documenti nelle sedi della San Lazzaro Spa, a Loano, e di Rivieracqua Spa, a Imperia. L’operazione, ieri mattina, è stata eseguita dalla Guardia di Finanza di Savona su disposizione della Procura. Il provvedimento mira ad acquisire atti e informazioni utili all’indagine aperta per chiarire le responsabilità nella gestione del servizio idrico.
Secondo gli accertamenti preliminari — che dovranno ora essere verificati attraverso il materiale sequestrato — San Lazzaro Spa non avrebbe fornito acqua potabile a Rivieracqua nelle annualità 2022 e 2023, avrebbe sottratto parte delle risorse idriche tramite condotte realizzate abusivamente e trasmesso dati non veritieri all’ente regionale competente. Rivieracqua, dal canto suo, sempre secondo le prime verifiche, non avrebbe garantito una gestione adeguata del servizio pubblico durante la crisi idrica, lasciando la popolazione senza acqua utilizzabile per bere o cucinare, con pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana dei cittadini.
In seguito al blitz di ieri mattina, Rivieracqua ha comunicato “di aver pienamente e attivamente collaborato fornendo la documentazione richiesta”. L’azienda conferma quindi la propria collaborazione e disponibilità a cooperare con le autorità sui fatti.
“L’ ing. Camillo Enrile e il geom. Gianni Monticelli, rispettivamente presidente del Consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Acquedotto San Lazzaro, ritengono di aver agito sempre con correttezza e nel rispetto della legge”, ha affermato l’avv. Franco Vazio, difensore di fiducia di Enrile e Monticelli.
“Acquedotto San Lazzaro, sin da subito, ha offerto agli inquirenti la massima collaborazione nell’acquisizione di documenti e informazioni, proprio perché convita del suo legittimo operato – aggiunge Vazio -. Una volta presa piena conoscenza degli atti, avremo certamente modo di spiegare e dimostrare agli Organi Inquirenti che Acquedotto San Lazzaro, Enrile e Monticelli non abbiano infranto le norme che oggi vengono contestate”.
“Si tratta di contestazioni articolate e come tali complesse per essere spiegate in poche parole; quindi se da un lato ribadiamo il massimo rispetto per il lavoro svolto dalla magistratura – conclude -, dall’altro siamo convinti che avremo modo di articolare risposte puntuali e precise su ogni possibile contestazione”.







