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Tendenza

28 giugno 1820: i pomodori non sono velenosi

Vicissitudini alimentari dimenticate

di Flavio Lenardon. È il 1820 poco più di due secoli or sono, il giorno è  il 28 giugno, sulle scale del palazzo di giustizia di Salem, nello Stato americano del New Jersey, il colonnello Robert Gibbon Johnson, di fronte alla folla radunata per l’occasione, divora un cesto colmo di pomodori per dimostrare che il frutto non è velenoso né causa appendiciti o tumori come si crede all’epoca. 

Tutto ciò capita infatti perché verso la fine del diciottesimo secolo, molti studiosi erano schierati contro il consumo dei pomodori perché considerati alla base di varie patologie come ad esempio l’appendicite o persino di tumori, causati, a loro dire, dalla specifica consistenza della buccia che aderiva in maniera, a loro dire, anomala alle pareti dello stomaco.

Gibbon Johnson, rientrando da un viaggio, aveva portato dei pomodori e voleva organizzare un premio per chi avesse prodotto il pomodoro più grande. Ciononostante, l’intento fallì poiché, anche in seguito alle indicazioni scientifiche, per tanti il pomodoro più che un alimento restava una pianta ornamentale. Quindi, con lo scopo di riabilitarlo, decise di dimostrare pubblicamente che i pomodori non rappresentavano alcun rischio per la salute. Preso posto sulle scale del palazzo di giustizia, Johnson ottenne grande attenzione e il suo gesto dette il via alla grande diffusione del pomodoro nel Nord America, al punto che negli anni successivi i giornali di agricoltura ne parlavano come dell’ultima mania degli americani. 

Secondo alcune fonti, però, questa storia sarebbe solo una leggenda, ma in ogni caso il nostro “cundijun” è salvo!

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